Di nessuna chiesa- Mia recensione del libro di G.Giorello

GIULIO GIORELLO, Di nessuna chiesa. La libertà del laico. ISBN 88-7078-975-6 Raffaello Cortina Editore, 2005 Pagine 79, euro 7,50

La laicità, di questi tempi, non se la passa tanto bene! Questo lo sappiamo da tempo, ma i risultati degli ultimi referendum ne hanno dato la conferma. Ora abbiamo cardinali che giocano contemporaneamente il ruolo dei politici e quello degli unici portatori di autorità morale e spirituale. Il compito dei cittadini-sudditi, credenti e non, sarebbe quello di inchinarsi ai loro voleri e valori, obnubilando qualsiasi forma di autonomia di pensiero.

Certo! Tutto ciò che non rientra nei dettami catechetici dell’ormai Papa Benedetto XVI, viene bollato come “relativismo etico”, considerato “ un lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina” fino ad arrivare ad essere una dittatura “che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

In risposta a questo “rinnovato” assolutismo etico, Giulio Giorello, prof. di Filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano, ha scritto un libro, un coraggioso pamphlet, che rivendica la libertà del laico a non avere nessuna chiesa. Nella fascia blu che avvolge la copertina c’è scritto: “I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare.”Come non essere d’accordo?

Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è “tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione”.

Giorello rivaluta e difende il relativismo, inteso come impossibilità, da parte dell’uomo, di raggiungere certezze assolute e definitive e non come arbitrio incontrollato e privo di regole.

Ammettiamo, però, che il termine relativismo si presta a slogan fuorvianti, quelli che inducono i Pera e i Ratzinger a tuonare frasi come: “ No alla dittatura del relativismo!”, frase strumentale e ad effetto per colpire il cuore della laicità dello Stato e della libertà di ricerca.

A nostro dire sarebbe più corretto parlare di pluralismo, ma di fronte alla questione terminologica Giorello, però, non sembra preoccuparsi molto, anche se tenderebbe a preferire il termine “fallibilismo”, caro a Popper e a Peirce, cioè la capacità di imparare dagli errori, attraverso il confronto e la critica.

Il relativismo, non essendo una religione o un dogma, è un atteggiamento mentale che consente ad ogni teoria di avere i suoi critici e i suoi difensori pubblici. Permette ad ogni posizione di avere il suo buon diritto a misurarsi e a mostrare i suoi fondamenti. Ed è proprio la scienza l’attività più imparentata al relativismo.

“ Di nessuna Chiesa” è un libro di poche pagine, ma denso di concetti filosofici che a prima lettura possono apparire ostici per chi non è addetto ai lavori. Tuttavia fornisce molti spunti di riflessione che, specie in alcuni punti, sono illuminanti, compensando l’iniziale e superabile difficoltà interpretativa.

Due esempi: “ La solidarietà ha tre fili ( natura, tecnica e società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa- purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora nella teoria.”

“Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi

‘ ingegnere di anime’ che, spinto da un irrefrenabile ‘altruismo’, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna ‘nuovi’, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene”.

Rosalba Sgroia

Pubblicata su L’ATEO, organo ufficiale dell’UAAR

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