Scuola laica in pericolo

da Il Manifesto del 9/9/09

SCUOLA, QUALITÀ E LAICITÀ SEMPRE PIÙ IN PERICOLO

di Antonia Sani

Discernere tra le informazioni fornite da operatori spesso estranei ai valori di cui trattano e obbedienti al potere e al mercato, non è facile. La protesta degli insegnanti sta ora scalando la ribalta, ma la mobilitazione viene da lontano, almeno da un anno di accese manifestazioni in tutta Italia: i media l’avevano guardata con occhio distratto, più attenti a sciorinare le salvifiche restaurazioni gelminiane che alle loro nocive ricadute sulla qualità della nostra scuola.

Precari/e, sui tetti o incatenati, vengono ora indicati all’opinione pubblica come l’ennesima esasperata lotta per il posto di lavoro, coloro, dunque, per i quali la ministra disporrà un «sussidio», visto che la «scuola non può essere quell’ammortizzatore sociale voluto dalla sinistra».

Il messaggio è allarmante per chi conosce la realtà scolastica e può leggere il disastro che si nasconde sotto simili proposte; la mortificazione e la perdita della professionalità di docenti che alla scuola tanto hanno già dato. L’opinione pubblica comprenderà che i tagli nella scuola non tolgono il superfluo, ma significano lo smantellamento cosciente della continuità didattica, di percorsi formativi che non potranno più essere risarciti?

Intanto, all’interno delle scuole falcidiate si compiono i consueti attacchi al principio della laicità. Le prime riunioni nella scuola primaria hanno fornito ai Dirigenti l’occasione per comunicare che sarà del tutto impossibile predisporre attività alternative all’insegnamento della religione cattolica (Irc).

Quanti genitori riusciranno a far valere il principio che un’alternativa all’Irc è, per chi l’ha chiesta, un diritto irrinunciabile, sancito dallo stesso Concordato laddove, all’art.9, stabilisce che la scelta dell’Irc non deve dar luogo ad alcuna discriminazione? Invece di piegare la testa, non si potrebbe impedire, scuola per scuola, che inizi l’insegnamento della religione cattolica se prima non si sarà provveduto a rispettare le scelte anche di chi non si avvale? Non si può parlare di laicità se non si sostengono queste battaglie quotidiane, portandole fuori dalle scuole, nelle istituzioni.

Altro rito è il recupero dei «debiti» nella scuola secondaria di Secondo grado. Dal 20 agosto è in vigore il Regolamento sulla valutazione degli alunni. All’art. 6,3 esso dispone in sede di scrutinio finale l’attribuzione del «credito scolastico» da parte del Consiglio di classe che comprende anche gli insegnanti di religione cattolica. Ma il Tar del Lazio, con un’inequivocabile sentenza del luglio scorso, esclude, per la particolare natura dell’Irc e sulla base delle norme che regolano la presenza del docente di religione cattolica nel Consiglio di classe, la sua partecipazione all’attribuzione del «credito scolastico». In analogia con tali norme, i docenti di religone cattolica, pur facendo parte «a pieno titolo» del Consiglio di classe, incontrano, anche per l’assegnazione dei «crediti», un limite nel principio di non discriminazione.

Come verrà interpretato l’art. 6,3, in questi giorni alla sua prima prova? Alla luce della limpida sentenza del Tar del Lazio, o, illegittimamente, secondo l’interpretazione strumentale fornita da tanta stampa succube del potere?

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