Tribù atea de-converte un missionario- video da guardare

Ateismo e felicità

“I Pirahã non hanno alcun concetto minimamente riferibile ad un essere supremo o ad un dio creatore.Sono assolutamente atei.Per loro le cose semplicemente esistono e nessuno le ha create.Gli spiriti a cui fanno spesso riferimento non vanno intesi nella nostra comune accezione.Possono essere loro stessi nelle rappresentazioni teatrali,personaggi dei loro sogni,stranieri dalla pelle chiara(che loro attribuiscono all’assenza di sangue) o animali della giungla.”

 

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5 Risposte to “Tribù atea de-converte un missionario- video da guardare”

  1. Menphis Says:

    Veramente questo popolo non concepisce nemmeno l’ateismo visto che si farebbero quattro risate se qualcuno gli raccontasse le teorie di Darwin e la teoria del big bang.

    • E cosa c’entra? Loro sono felici di vivere come vivono, sono semplici. Infatti la loro semplicità ha “disarmato” l’evangelizzatore.
      Sulla teoria di Darwin ci sono prove, sull’esistenza degli dei , no.

      • Menphis Says:

        … e quali sarebbero queste prove sulla teoria di Darwin?

      • Ecco le prove dell’evoluzione in atto nel genoma umano

        Quanti e quali geni stanno evolvendo nel genoma umano? Piu’ di 700, secondo una ricerca pubblicata in questi giorni su PLoS Biology.

        Jonathan Pritchard, professore di genetica umana alla University of Chicago, ha sondato il genoma di numerose popolazioni umane alla ricerca di geni che stanno cambiando, sotto una pressione selettiva che ha agito negli ultimi diecimila anni.
        Come si scoprono questi geni? Se un allele (cioe’ una delle possibili forme di un gene) sta andando incontro a selezione positiva, la sua frequenza nella popolazione aumenta rapidamente; talmente rapidamente che esso non dara’ luogo a ricombinazione. In questo modo, i cromosomi che portano quell’allele presenteranno una particolare omogeneita’: questo e’ il segnale che indica quali siano i geni che stanno evolvendo e che si stanno diffondendo nella popolazione. I geni sono a loro volta legati a particolari funzioni e a sistemi che si stanno adattando alle nuove condizioni rapidamente impostesi a Homo sapiens dalla fine del Pleistocene, come l’avvento dell’agricoltura (che ha portato con se’ nuove abitudini alimentari), il diffondersi delle malattie (causato dall’aumento della densita’ di popolazione), l’occupazione di nuovi habitat e le diverse condizioni climatiche.

        Per lo studio, condotto con l’ausilio del sistema di classificazione PANTHER (Protein ANalysis THrough Evolutionary Relationships), sono stati scelti 209 individui non imparentati, suddivisi in tre gruppi:
        Est-Asiatici (cinesi e giapponesi), Europei e Africani (Yoruba della Nigeria).
        I genomi di tutti e tre i gruppi hanno mostrato segni di selezione positiva, e inoltre il 20% dei segnali sono in comune tra i gruppi. Anche la popolazione africana sub-sahariana degli Yoruba presenta segni inequivocabili di selezione recente, fenomeno che veniva escluso in numerosi studi precedenti. Tra i geni che stanno evolvendo, sono stati confermati due sospettati in precedenti studi, e cioe’ quello che determina ipertensione per sensibilita’ al cloruro di sodio e quello che permette la sintesi della lattasi, l’enzima che consente al 90% della popolazione europea di digerire il latte anche in eta’ adulta. Nell’articolo trovate la lista delle sedici categorie piu’ importanti di geni interessati ai processi selettivi: tra queste, sono particolarmente significative quelle che raggruppano geni impegnati nel senso dell’olfatto, nella riproduzione e nella competizione sessuale, nel metabolismo dei carboidrati, nello sviluppo cerebrale e nella morfologia, tra cui la pigmentazione dell’epidermide.

        Ci sono anche differenze tra i gruppi studiati: il gruppo est-asiatico, ad esempio, mostra un forte segnale di selezione per la mutazione del gene che conduce alla produzione dell’enzima alcool deidrogenasi (ADH): il gene sta subendo una mutazione che lo rende non funzionale, questa viene selezionata e la popolazione non e’ piu’ in grado di metabolizzare l’alcool. Anche geni metabolici antichi, responsabili di un rapido aumento di peso in occasione di un’assunzione discontinua di grandi quantita’ di cibo, stanno subendo una pressione selettiva: con l’avvento dell’agricoltura, e cioe’ di fonti continue e regolari di cibo, questi geni sono ormai controproducenti, in quanto provocano un aumentato fenomeno di obesita’ tra la popolazione.

        Studi di questo tipo sono particolarmente utili non solo per determinare la storia evolutiva umana, ma anche per compiere passi in avanti nella farmacogenomica: essi aiutano infatti ad identificare i diversi genotipi (aplotipi) di una popolazione con l’obiettivo di rendere mirato, se non addirittura personalizzato, il trattamento farmacologico.

        Paola Nardi
        http://darwininitalia.blogspot.com/2006/03/ecco-le-prove-dellevoluzione-in-atto.html
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        PROVE STORICHE DELL’EVOLUZIONE

        Le prove scientifiche dell’evoluzione sono numerose e comprendono quelle ricavabili dallo studio dei fossili, quelle deducibili dall’osservazione delle strutture degli organismi viventi, le prove embriologiche, quelle biogeografiche e fenomeni evolutivi direttamente osservabili.

        # Testimonianze fossili

        La paleontologia ha dimostrato che non tutte le specie attualmente esistenti sulla terra erano presenti nel passato e che, al contrario, molte specie un tempo esistenti si sono estinte. I paleontologi sono in grado di stabilire l’età dei fossili e, quindi, di ricostruire la successione cronologica ed evolutiva delle specie i cui resti sono attualmente presenti nelle rocce. Per alcuni gruppi di animali i reperti fossili sono tanto abbondanti e ben distribuiti nel tempo, da formare delle serie complete che consentono di ricostruire in modo dettagliato le tappe del loro intero processo evolutivo.

        Per quanto riguarda i vertebrati la paleontologia testimonia come i primi vertebrati a comparire siano stati i pesci, seguiti dagli anfibi, dai rettili e, infine, dagli uccelli e dai dai mammiferi. Un eccezionale fossile che testimonia l’evoluzione degli Uccelli a partire dai Rettili è l’Archaeopteryx (fig. a), nel quale sono mescolati caratteri rettiliani con quelli degli Uccelli. La derivazione degli Anfibi dai Pesci è testimoniata da un altro fossile, Ichtyostega(fig. b) che presenta caratteristiche intermedie tra una classe e l’altra.

        Per quanto riguarda le piante, la derivazione delle piante terrestri dalle alghe pluricellulari marine è testimoniata dal rinvenimento di fossili le cui caratteristiche sono intermedie tra le une e le altre.

        # Omologie

        Se si osserva l’arto anteriore di pesci, degli anfibi, dei rettili, degli uccelli e dei mammiferi, si può notare come questo sia in tutti i casi costituito dagli stessi pezzi, più o meno sviluppati: omero, radio, ulna, ossa carpali, ossa metacarpali e falangi. Per il diverso utilizzo che le specie ne hanno fatto, l’arto si è notevolmente modificato, ma in queste diverse classi di vertebrati ricorre sempre la stessa struttura.

        Questo tipo di somiglianza viene chiamato omologia. In generalesi può affermare che gli arti dei vertebrati mostrino lo stesso piano strutturale di base, sebbene siano adattati a funzioni molto diverse quali il nuoto, il volo, la cattura delle prede; essi sono definiti organi omologhi.

        La spiegazione risulta molto semplice: i vertebrati discenderebbero tutti da un antenato comune dal quale avrebbero ereditato le suddette strutture.

        Omologie possono rinvenirsi a ogni livello di organizzazione animale. Il pungiglione delle vespe è una modificazione dell’organo utilizzato da altri insetti per deporre le uova (è questo il motivo per cui pungono solo le femmine); le ali delle mantidi sono pinne pettorali enormemente sviluppate; gli sfiatatoi dei cetacei sono narici localizzate nel posto più idoneo per poter respirare sott’acqua.

        # Organi rudimentali

        La presenza di organi rudimentali o vestigiali è un’ulteriore conferma dell’evoluzione. Questi organi sono rappresentati da strutture che non hanno alcuna funzione ed appaiono come assolutamente accessori; essi risultano perfettamente omologhi con le stesse strutture ben sviluppate e funzionanti presenti in gruppi affini.

        Boa e pitone, quantunque non presentino arti posteriori, hanno, seppur fortemente ridotti, un femore e le ossa del bacino. Gli animali ipogei hanno generalmente occhi ridotti e assenti, forme vestigiali un tempo funzionali negli antenati che vivevano all’aperto.

        Il panda possiede una deformazione dell’osso del polso che costituisce un sesto dito, il cosiddetto “pollice del panda”. L’evoluzione ha favorito questa deformazione in quanto i panda, in origine onnivori, si sono adattati ad una dieta molto particolare, costituita dalle foglie di bambù che strappano facendo scorrere la mano tra il “pollice” e le altre dita. Si tratta di un esempio di “organo vestigiale”, cioè di un organo che era presente negli antenati ma che si è rimpicciolito ed ha perso la sua funzione originaria.

        Anche l’ uomo conserva alcuni organi vestigiali. L’appendice dell’intestino, ad esempio, che funzionava nei nostri lontani antenati come parte essenziale dell’apparato digerente, oggi non ha funzioni particolari. In corrispondenza dell’angolo sinistro dell’occhio umano permane una ridotta plica semilunare, la quale non è nient’alto che un rudimento della membrana nittitante che in altri mammiferi, negli uccelli, nei rettili e negli anfibi è molto più sviluppata e può essere abbassata come una tendina trasparente che protegge e lubrifica gli occhi senza impedire la visione.

        # Prove embriologiche

        Anche lo studio dell’ embriologia può fornire interessanti indicazioni e permette di stabilire l’origine di organismi diversi a partire da antenati comuni. Se si considerano gli stadi dello sviluppo embrionale dei vertebrati, ci si accorge che essi procedono seguendo un modello unico, a tal punto che se si confrontano tra loro embrioni non molto avanzati di un pesce, di un anfibio, di un rettile e di alcuni mammiferi, compreso l’ uomo, ci si accorge che sono sorprendentemente simili tra loro e un embrione precoce di anfibio è difficilmente distinguibile da un embrione precoce di mammifero.

        In particolare in tutti i succitati embrioni sono presenti le fessure branchiali, le quali vengono mantenute allo stato adulto soltanto dai pesci nei quali assumono la funzione di organi respiratori.

        Questo fatto dimostra che tutti i suddetti vertebrati dovrebbero aver avuto un progenitore comune che doveva avere una respirazione di tipo branchiale.

        # Somiglianze nelle proteine

        Alcune proteine sono presenti in tutti gli organismi viventi e la gran parte di esse presentano leggere differenze nella struttura nei diversi gruppi di organismi. Le somiglianze e le differenze riflettono i rapporti di affinità tra le specie. Le proteine di un moscerino, ad esemio, sono più simili a quelle di una farfalla che a quelle di un cane. Inoltre c’è maggiore somiglianza tra le proteine di un cane e quelle di una farfalla che tra le proteine di questi animali e quelle di un tulipano.

        Queste osservazioni confermano l’idea che un moscerino, una farfalla, un cane e un tulipano siano tutti imparentati tra loro seppure con gradi differenti di parentela.

        # Prove biogeografiche

        La biogeografia studia la distribuzione delle forme viventi nelle varie regioni del globo e fornisce importanti prove a sostegno della teoria dell’evoluzione. Se la distribuzione geografica delle specie non fosse in qualche modo determinata dall’evoluzione dovremmo aspettarci di trovare una determinata specie ovunque essa possa adattarsi e sopravvivere.

        Di fatto però, aree diverse del nostro pianeta, che pure hanno condizioni climatiche simili, come per esempio l’Africa centrale e il Brasile, ospitano animali e piante diverse; le specie che si sono evolute in Africa non hanno potuto estendere la loro presenza in Brasile a causa della barriera naturale costituita dall’Oceano Atlantico.

        Regioni della Terra come l’Australia e la Nuova Zelanda, che sono state separate dal resto del mondo in epoca molto antica, presentano flora e fauna particolari. In generale la distribuzione naturale degli organismi sulla terra si può comprendere solo facendo riferimento a meccanismi evolutivi.
        http://www.luciopesce.net/zoologia/storia2.html

  2. omer Says:

    non è possibile ancora si crede che discendiamo dalle scimmie..

    che ai dinosauri, a furia di acchiappare mosche , siano spuntate le ali..

    che tutto discende da una prima cellula magicamente formatasi da sola

    W il razionalismo …d’oh

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