NEL MIO NOME IL SENSO DELLA MIA VITA: ROSALBA

Ringrazio mia madre che non usò il calendario per darmi il nome. Lo immaginò solo quando mi vide. Il mio nome ha valore, ha segnato la mia vita, lo amo, mi rappresenta.

Mi rendo conto che a 51 anni sono realmente quella che avvertivo essere sin da piccolina. Poi, durante il corso della mia vita non ho sempre saputo dare voce al mio sentire come avrei voluto e sono restata per qualche periodo in gabbia! La gabbia delle convenzioni, del DOVER ESSERE per compiacere, quella che ci fa AMMALARE. NO! Ora non più e ormai è già un bel po’ che capito il da farsi. NO! Non più in gabbia, la gabbia che ci costruiamo intorno per compiacere. NO!

***

Un fiore, una luce,una donna, una storia.

-000-

Spensero la luce artificiale quando nacqui

e quella  chiara dell’aurora mi colpì

diventando parte del mio nome.

Poi il colore della pelle mia

ricordava i petali di rosa

ed ebbe, così, inizio il mio cammino.

Rosa-alba

fu il primo suono

che ancora m’accompagna

e come un caldo abbraccio

lo sento a me vicino…

Il mio nome.

Racchiude la mia vita amata

di bimba docile e ribelle,

indipendente per principio  e inclinazione

dal pianto facile e dalle risa in tasca,

attenta alla beltà della natura,

tra canti, musica e dipinti,

e triste quando nell’aria c’era festa.

Le feste con le cadenze fisse,

quelle che “devi esser felice!”

quando non era opportuno esser allegri

se in quel momento avevi altro per la testa.

Mio padre dal lavoro,preso ancora dagli affari

ritornava e al suon del campanello

scappavo in un baleno…

mi sollevava in alto

facendomi girare tutt’intorno

e la sensazione che mi porto dentro

è… come far la lotta con il cielo.

Mia madre, casa e scuola,

aveva forse sogni addormentati,

celati dal suo senso del dovere

verso noi figli, verso non so che cosa.

E’ certo che era sola nell’intima sua vita,

con accanto un’altra solitudine

con dentro due universi mai scoperti

dall’energia che immensa ne fluiva.

Così, nel modo più normale,

capisco ora che il mio cercare

viaggiava in una certa  direzione

verso qualcuno o qualche arte

che a me offrisse un  confronto,

specchio del mio sentire,

condivisione del senso più profondo.

Altalenando i miei inquieti umori

ho respirato giorni nuovi e pieni

segnati dai sorrisi delle mie gote rosse

sempre in tensione per l’euforia.

un’allegria tremendamente vera

com’era  vera pure la malinconia.

Sì, senza stupore, anche la tristezza

perché non c’è mai stato un solo corpo

che fosse disgiunto dalla sua ombra

e forse più la luce inonda e abbaglia

e più l’ombra  s’allunga  e si fa più potente…

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Mia madre, mio padre.

Due sfere di cristallo in una scatola

ognuno a puntellare i propri muri,

a sostener con forza le proprie convinzioni.

Perché questi pensieri, ora?

Mi vedo srotolar la vita

come un nastro  sfilacciato

a camminar per mano alla mia ombra,

essermi ritrovata a metà strada

tra i sogni di bambina

e la realtà racchiusa in una storia.

Rosalba Sgroia 2001

Avevo un anno e mezzo e il mio sorriso c’era già.

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