Archivio per novembre, 2012

Per non veder la morte

Posted in poesia, riflessioni with tags , , , on 21/11/2012 by rosalbas

UNA MIA POESIA LETTA IN DIRETTA A RADIO ROCK, DA MARGUS 🙂

“Non ho paura di morire. La morte è l’altra faccia della vita.
Vivo per questo ogni attimo e gioisco di quello che posso avere ora.
Mi ascolto e così ascolto chi mi è vicino, chi mi è lontano.
Perché questi pensieri? Perché è la paura della morte che mette sotto scacco chi ha veramente paura di vivere questa vita, qui, su questa Terra.”

PER NON VEDER LA MORTE

Corri uomo, corri
e scappa dalla vita.
Scaccia i pensieri
e càlati nell’atto,
irrequieto e distratto
del moto a perdere…
Scansa il tuo corpo
dai saggi specchi
e appanna le emozioni
con i tuoi mille averi.

Non ami attendere
per conoscere.
Non ami soffermarti
sugli attimi vuoti.
Non ami sdraiarti
e avvertire i colpi del cuore.
Non ami danzare
sottobraccio alla morte.
-ooo-

Rosalba Sgroia
Dal Lunario di poesia 2005
Edizioni del Giano

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Di nessuna Chiesa

Posted in ateismo, cattolicesimo, diritti civili, etica-bioetica, filosofia, laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, uaar, vaticano with tags , , , , , on 05/11/2012 by rosalbas

Recensione di Rosalba Sgroia  scritta nel 2005

Pubblicata sul sito UAAR http://www.uaar.it/ateismo/opere/87a.html

Giulio Giorello. Di nessuna Chiesa. La libertà del laico. Raffaello Cortina Editore, Milano 2005, pp. 79, € 7,50, ISBN 8870789756

La laicità, di questi tempi, non se la passa tanto bene. Questo lo sappiamo da tempo, ma i risultati degli ultimi referendum ne hanno dato la conferma. Ora abbiamo cardinali che giocano contemporaneamente il ruolo dei politici e quello degli unici portatori d’autorità morale e spirituale. Il compito dei cittadini-sudditi, credenti e non, sarebbe quello di inchinarsi ai loro voleri e valori, obnubilando qualsiasi forma d’autonomia di pensiero. E certo! Tutto ciò che non rientra nei dettami catechetici dell’ormai papa Benedetto XVI, viene bollato come “relativismo etico”, considerato «un lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina» fino ad arrivare a essere una dittatura «che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

In risposta a questo “rinnovato” assolutismo etico, Giulio Giorello – professore di Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano – ha scritto un libro, un coraggioso pamphlet, che rivendica la libertà del laico a non avere nessuna chiesa. Nella fascia blu che avvolge la copertina c’è scritto: «I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare». Come non essere d’accordo?

Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è «tra una verità che non pretende di salvare neanche sé stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione». Giorello rivaluta e difende il relativismo, inteso come impossibilità, da parte dell’uomo, di raggiungere certezze assolute e definitive e non come arbitrio incontrollato e privo di regole.

Ammettiamo, però, che il termine “relativismo” si presta a slogan fuorvianti, quelli che inducono i Pera e i Ratzinger a tuonare frasi come: «No alla dittatura del relativismo!», frase strumentale e a effetto per colpire il cuore della laicità dello Stato e della libertà di ricerca. A nostro dire sarebbe più corretto parlare di “pluralismo”, tuttavia, di fronte alla questione terminologica, Giorello non sembra preoccuparsene molto, anche se tenderebbe a preferire il termine “fallibilismo”, caro a Popper e a Peirce, cioè la capacità di imparare dagli errori, attraverso il confronto e la critica. Il relativismo, non essendo una religione o un dogma, è un atteggiamento mentale che consente a ogni teoria di avere i suoi critici e i suoi difensori pubblici. Permette a ogni posizione di avere il suo buon diritto a misurarsi e a mostrare i suoi fondamenti. Ed è proprio la scienza l’attività più imparentata al relativismo.

Di nessuna Chiesa è un libro di poche pagine, ma denso di concetti filosofici che a prima lettura possono apparire ostici per chi non è addetto ai lavori. Tuttavia fornisce molti spunti di riflessione che, specie in alcuni punti, sono illuminanti, compensando l’iniziale e superabile difficoltà interpretativa. Due esempi: «La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica e società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa – purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora nella teoria». «Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi “ingegnere di anime” che, spinto da un irrefrenabile “altruismo”, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna “nuovi”, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene».

 

IL RICORDO CHE PLASMA LE COSCIENZE- I miei genitori e la morte

Posted in poesia, poesie di nero assenso, riflessioni, video e foto with tags , , , , , on 02/11/2012 by rosalbas
Non vado  mai al cimitero. Non mi piace, per me è inutile. Non c’è nessuno nelle tombe. I nostri morti sono i ricordi che abbiamo per loro e sono in noi, in nessun altro luogo.
Il ricordo dei miei cari è sempre con me. Quando parlo dei miei genitori lo faccio sempre con gioia, infondendo negli altri la serenità che mi hanno lasciato e il più bel fiore per loro è il mio sorriso rinnovato giorno per giorno.
Sempre fresco.
 

Una risata di mia madre

Io sono la bimbetta vestita di rosa, tra mamma, cugina e papà ( 1974)

 
Ecco due mie poesie scritte pensando a mio padre, morto quando avevo 21 anni e una poesia scritta per mia madre quando era ancora in vita  CLICCA QUI
 

LA LUCE DELL’INGANNO

( Ispirata da un sogno ricorrente) 

Affranto il suo incedere m’appariva

e l’esile profilo, dai tormenti consumato,

da un ricurvo bastone traeva  conforto.

Era impreciso il luogo da cui proveniva,

quello che l’aveva a sé ingoiato

e che per errore al mondo l’aveva tolto.

-Respiravo ancora in quella scatola di legno,

uno sbaglio fu, non mi ero ancora spento!-

E a me tornava, ricucendo, con la presenza inaspettata,

anni di spazi vuoti e di sgomento.

Mente riparatrice m’ingannavi senza ritegno,

ma nell’arco degli onirici percorsi,

mi rendevi, lusinghiera, la chimera

di quei giorni lieti ormai trascorsi…

Padre mio, ti ho perso tante volte

ed altrettante a me ti ho trattenuto…

Ancora il passo tuo rivedo, il tuo sorriso triste

che nel mio cuore non è mai stato muto.

Rosalba Sgroia

Il mio papà – 1974
(nato a Sapri 1923-morto a Latina 1986)

DELLA MORTE

Seduti, attenti come non mai,

cerei volti, occhi sgranati.

Lembi di grembiuli e di camicie

roteavano convulsi,

senza sosta.

-Ma no, è triste!-

-Ed io che ero riuscito a dimenticare!-

Qualcuno si tiene la testa,

la protegge,

quasi a voler schivare un colpo.

Dimenticare, rimuovere,

nascondere.

E inizia il viaggio

nel buio di noi stessi.

Il viaggio.

Stonava, quasi, il mio sorriso.

Ricordare mio padre,

freddo, nel movimento apparente.

Il mio sorriso.

Ricordare l’uomo ancora presente,

determinante.

Il ricordo che plasma coscienze,

identità.

E poi il pianto.

Nascosto, sommesso.

-Scusa se ho pianto!-

Lo sentivi, l’hai fatto.

Non scusarti, non è un delitto.

“ Su, su, bambini, non fuggite

restate.”

Silenzio.

Rosalba Sgroia

Da Nero assenso

Fabio Croce Editore

 

SANTI…E CHE SANTI!

Posted in cattolicesimo, religione e potere with tags , , on 02/11/2012 by rosalbas

DALLA PAGINA UAAR CONTROINFORMAZIONE RELIGIOSA

S. AGOSTINO (354-430): dottore della Chiesa, tale probabilmente per la sua morale estremamente ristretta, tanto che definì il piacere sessuale «marciume» e «pus nauseabondo». Peccato che il personaggio fino alla mezza età si sia dato alla lussuria più sfrenata: già concubino, si fidanzò con una bambina di dieci anni e si scelse un’amante più anziana. Fu anche uno dei primi a sostenere che la Chiesa poteva pure uccidere in nome dei propri scopi.

S. ATANASIO (295-373): diventato vescovo grazie a dei brogli, si scagliò contro il rivale Ario definendolo «semibestia», «pendaglio da forca» e inventandogli in seguito una morte per scissione di intestino, fegato e cuore, trasformazione in liquame e sparizione del liquame stesso in una fogna. Soprannominato “il faraone cristiano”, sostenne che «in guerra è lodevole uccidere l’avversario».

S. BERNARDO DI CHIARAVALLE (1090-1153): antisemita, fu il promotore della seconda crociata; a tale scopo creò e promosse diversi ordini monastici militari. Sua la tesi che «il soldato di Cristo può uccidere con la coscienza tranquilla… la morte dei pagani ridonda a sua gloria, perché significa la gloria di Cristo».

S. CIRILLO D’ALESSANDRIA (370-444): vescovo di Alessandria d’Egitto, espulse gli ebrei dalla città e ne saccheggiò i templi. Fu il mandante dell’assassinio della filosofa Ipazia, straziata da decine di monaci con delle conchiglie appuntite, e il propugnatore del culto mariano al concilio di Efeso, diffuso anche grazie alla distribuzione di enormi quantità di denaro.

S. ELENA (257-336): la santa madre dell’imperatore Costantino non era la moglie di suo padre, ma una concubina recuperata in un’osteria balcanica, superstiziosa oltre ogni limite e iniziatrice del culto delle reliquie; fu successivamente ripudiata.

S. GIOVANNI BOSCO (1815-1888): noto per aver inventato gli oratorî, è meno conosciuto come “vendicatore”: adirato contro i Savoia prima per la libertà religiosa concessa ai valdesi, poi per la soppressione di alcuni ordini religiosi, annuncia l’imminente morte di diversi famigliari di Vittorio Emanuele II. Quando poi effettivamente qualcuno muore, inizia a essere venerato come santo e profeta.

S. PRASSEDE (mai esistita): su di lei fu inventata una leggenda pulp: sarebbe stata condannata al martirio per aver versato in un pozzo sangue di martiri cristiani che aveva in precedenza raccolto con una spugna.

S. ROBERTO BELLARMINO (1542-1621): un altro dottore della Chiesa. Inquisitore, al suo attivo la condanna di Galileo, la detenzione di Tommaso Campanella, il rogo di Giordano Bruno. Per queste lodevoli iniziative morì in odore di santità, il suo corpo fu sezionato pubblicamente e distribuito ai fedeli suddiviso in piccoli brandelli di carne.

S. TERESA DI AVILA (1515-1582): famosa mistica spagnola. Il suo matrimonio “mistico” con Gesù era da lei reso con parole del genere: «…ho struggimento di lui, grido e lo chiamo… ho impeti grandi d’amore e muoio di desiderio… ho infiammazione… che il Signore mi baci d’un bacio sulla bocca… il latte che cola dalle vostre mammelle, o mio divino sposo, è più delizioso del vino… io gli dicevo che non facesse tali cose con me, ma in un subito Gesù si accostava di nuovo, e mi dava un bacio».

PADRE PIO (1887-1968): Al secolo Francesco Forgione da Pietrelcina (BN). Agitatore politico, al centro di innumerevoli trame e complotti ordite da e contro di lui (dentro e fuori la Chiesa), riuscì persino a farsi raccomandare per non adempiere al servizio militare. Dai piccoli commerci di tessuti imbevuti di sangue “stigmatizzato”, si è passato ora alla costruzione di una faraonica cattedrale da 30.000 posti che verrà eretta in suo onore a San Giovanni Rotondo. A una donna che gli chiedeva di intercedere per guarirla dal cancro, con tutto il suo charme disse «è meglio che Gesù ti volti e ti rivolti come gli pare e piace, perché Gesù si compiace del tuo soffrire». Santificato infine durante una cerimonia molto kitsch e poco spirituale in Vaticano il 16 giugno 2002, con il nome di SAN PIO. Una pubblicazione utile: Mario Guarino. Santo impostore. Controstoria di Padre Pio, Kaos 1999. Un testo controcorrente, ma estremamente documentato, sul più discusso ed esaltato personaggio religioso degli ultimi tempi. Un articolo utile: Padre Pio e l’eccidio di san Giovanni Rotondo, di Antonio Vigilante.

JOSÉ MARIA ESCRIVÀ DE BALAGUER (1902-1975): fondatore dell’Opus Dei, l’organizzazione cattolica integralista soprannominata “Santa mafia…”, ramificatasi come una piovra in tutto il mondo. Escrivà la fece diventare importante grazie alla presenza diretta nei governi del dittatore spagnolo Francisco Franco, per il quale organizzò appositamente un ritiro spirituale. Il suo personale piano di santità prevedeva tre punti: «santa intransigenza, santa coazione e santa faccia tosta». Le sue manie di grandezza lo spinsero ad acquistare il titolo nobiliare di marchese. Santificato infine durante una cerimonia con gran sfilata di notabili (l’opposto di San Pio, creato santo a uso della gente semplice) in Vaticano il 6 ottobre 2002, con il nome di SAN JOSÉ MARIA ESCRIVÀ DE BALAGUER.

BEATI

PIO IX (1792-1878): cosa ha fatto per meritarsi tale gloria? Giovanni Maria Mastai Ferretti fu il papa di Porta Pia e cercò di impedire l’unità d’Italia per difendere il suo staterello pontificio: secondo il Dal Canto mandò a morte almeno 1000 patrioti. Fu il papa che fece rapire un bambino ebreo di sei anni (Edgardo Mortara) solo perché era stato fatto segretamente battezzare da una domestica. Fu il papa che proclamò il dogma dell’infallibilità papale, ovvero di sé stesso. E, dulcis in fundo, fu il papa del Sillabo, ovvero di un allegato dell’enciclica Quanta cura, nel quale stilava un elenco di “errori”: la libertà di scegliere una religione, la libertà di pensiero, la democrazia. Secondo lui l’istruzione doveva rimanere tassativamente in mano alla chiesa: forse per questo Giovanni Paolo II lo stimava tanto. Una pubblicazione utile: «La leggenda del santo rapitore», dossier speciale della rivista Adista, n. 24/2000.

ALOIJZIJE STEPINAĆ (1898-1960): arcivescovo di Zagabria, fu un’entusiasta sostenitore della dittatura filo-nazista ustascia, durante la quale quasi un milione di serbi venne sterminato. Da questa dittatura fu nominato membro del parlamento e ottenne la più alta onorificenza statale per «lo smascheramento dei traditori nel paese e all’estero». Finita la guerra esportò l’oro croato verso il Vaticano e i suoi amici ustascia verso il Sudamerica. Una pubblicazione utile: Marco Aurelio Rivelli. L’arcivescovo del genocidio. Kaos 1998. Un libro ben documentato e con agghiaccianti fotografie sul massacro degli ortodossi.

MADRE TERESA DI CALCUTTA (1910-1997): Non poteva mancare, in questa parata di stelle, la inquieta (e inquietante) religiosa di etnìa albanese nata come Agnese Ganxha Bojaxhiu a Skopje, nell’allora Regno di Jugoslavia; la sua morte nel settembre del 1997 cancella di fatto dai mass-media quella, avvenuta cinque giorni prima, di un’altra celebrità, lady Diana Spencer (anch’essa, per inciso, divenuta oggetto di culto una volta defunta). Dopo un’istruttoria a tempo di record, Karol Wojtyła ne fissò la cerimonia di beatificazione il 19 ottobre 2003. Ritenuta santa già da viva grazie a una sagace operazione di marketing, la protettrice dei poveri li costringeva a vivere i loro ultimi giorni in un ospedale privo di ogni comfort, nonostante le offerte miliardarie provenienti da ogni parte, specie da bancarottieri e dittatori sanguinari. Specializzata in battesimi in punto di morte e nella difesa a oltranza della Chiesa: «se fossi costretta a scegliere tra Galileo e l’Inquisizione, sceglierei l’Inquisizione». Una pubblicazione utile: Christopher Hitchens. La posizione della missionaria. Teoria e pratica di madre Teresa. Minimum Fax 1997. Un agile testo su atti e misfatti della suora di origine albanese. Dello stesso Christopher Hitchens, un’intervista su Madre Teresa concessa alla rivista Secular Humanism (traduzione in italiano).

 

Pier Paolo Pasolini – Alda Merini

Posted in poesia, riflessioni with tags , , , on 01/11/2012 by rosalbas

Un omaggio alla Merini, a Pasolini e a tutti i poeti che hanno saputo far parlare anche le pietre, attraverso l’estremo dolore e l’estrema felicità.

QUANDO UN POETA MUORE IL MONDO TACE. NON HA PIU’ LA VOCE, NE’ LA PACE I POETI  FANNO PARLARE LE COSE E NEL SILENZIO ASCOLTANO L’ANIMA DEL MONDO.

R.S

DEDICATA AD ALDA

E  A PIER PAOLO PASOLINI

Un’altra grande voce poetica, un altro poeta che ha incarnato tutto il dolore di questo mondo, un’altra vita spezzata.

——–

Quando si ferma

il cuore di un poeta

l’alba diventa sera

e nulla più respira.

———–

La sua voce riposa

in mille forme nascoste.

Voce d’ anima segreta

attendi un altro poeta.

———–

Egli cercherà nel mondo

le urla delle cose

si vestirà d’inquietudine e follia

tramuterà la vita in poesia.

————

Rosalba Sgroia

( poetastra, ammiratrice dei grandi poeti che ha imparato ad amare  la poesia in tarda età,  vivendola sulla propria pelle)