IL RICORDO CHE PLASMA LE COSCIENZE- I miei genitori e la morte

Non vado  mai al cimitero. Non mi piace, per me è inutile. Non c’è nessuno nelle tombe. I nostri morti sono i ricordi che abbiamo per loro e sono in noi, in nessun altro luogo.
Il ricordo dei miei cari è sempre con me. Quando parlo dei miei genitori lo faccio sempre con gioia, infondendo negli altri la serenità che mi hanno lasciato e il più bel fiore per loro è il mio sorriso rinnovato giorno per giorno.
Sempre fresco.
 

Una risata di mia madre

Io sono la bimbetta vestita di rosa, tra mamma, cugina e papà ( 1974)

 
Ecco due mie poesie scritte pensando a mio padre, morto quando avevo 21 anni e una poesia scritta per mia madre quando era ancora in vita  CLICCA QUI
 

LA LUCE DELL’INGANNO

( Ispirata da un sogno ricorrente) 

Affranto il suo incedere m’appariva

e l’esile profilo, dai tormenti consumato,

da un ricurvo bastone traeva  conforto.

Era impreciso il luogo da cui proveniva,

quello che l’aveva a sé ingoiato

e che per errore al mondo l’aveva tolto.

-Respiravo ancora in quella scatola di legno,

uno sbaglio fu, non mi ero ancora spento!-

E a me tornava, ricucendo, con la presenza inaspettata,

anni di spazi vuoti e di sgomento.

Mente riparatrice m’ingannavi senza ritegno,

ma nell’arco degli onirici percorsi,

mi rendevi, lusinghiera, la chimera

di quei giorni lieti ormai trascorsi…

Padre mio, ti ho perso tante volte

ed altrettante a me ti ho trattenuto…

Ancora il passo tuo rivedo, il tuo sorriso triste

che nel mio cuore non è mai stato muto.

Rosalba Sgroia

Il mio papà – 1974
(nato a Sapri 1923-morto a Latina 1986)

DELLA MORTE

Seduti, attenti come non mai,

cerei volti, occhi sgranati.

Lembi di grembiuli e di camicie

roteavano convulsi,

senza sosta.

-Ma no, è triste!-

-Ed io che ero riuscito a dimenticare!-

Qualcuno si tiene la testa,

la protegge,

quasi a voler schivare un colpo.

Dimenticare, rimuovere,

nascondere.

E inizia il viaggio

nel buio di noi stessi.

Il viaggio.

Stonava, quasi, il mio sorriso.

Ricordare mio padre,

freddo, nel movimento apparente.

Il mio sorriso.

Ricordare l’uomo ancora presente,

determinante.

Il ricordo che plasma coscienze,

identità.

E poi il pianto.

Nascosto, sommesso.

-Scusa se ho pianto!-

Lo sentivi, l’hai fatto.

Non scusarti, non è un delitto.

“ Su, su, bambini, non fuggite

restate.”

Silenzio.

Rosalba Sgroia

Da Nero assenso

Fabio Croce Editore

 

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