DDL SCUOLA quella PESSIMA E GLI ALBI TERRITORIALI. PERDITA DELLA TITOLARITA’ DELLA SEDE

*******************************************************************

TRA QUALCHE TEMPO NESSUNO FARA’ IL DOCENTE.

GIA’ LE NOSTRE CONDIZIONI SONO SVILENTI…DOPO AVER LETTO QUESTA COSA QUI SARA’ ANCORA PEGGIO

IPOTIZZO CHE SI RICHIEDERA’, ANCORA PIU’ A BASSO COSTO, IL LAVORO DEGLI STRANIERI.

SAREMMO GLI UNICI DELLA P.A AD ESSERE TRATTATI IN QUESTO MODO. PER ORA!

*******************************************************************

         DA     ITALIA     OGGI   26/05/2015       

Le novità, dagli albi al reclutamento

I docenti perderanno la titolarità della sede

ALBI REGIONALI. I docenti non avranno più la sede di titolarità e perderanno il diritto a chiedere di essere trasferiti da una scuola all’altra. La perdita del diritto vale anche per la mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni). Il testo varato dall’aula prevede che i docenti saranno inseriti in un albo regionale e poi saranno i presidi a scegliere gli insegnanti traendoli dall’albo.

AMBITI TERRITORIALI E MOBILITÀ. Va detto subito che la facoltà di scelta dei docenti da parte dei dirigenti incontrerà il limite dell’ambito territoriale. In pratica, i presidi potranno indirizzare le loro proposte solo ai docenti che risulteranno in forza in un territorio geografico definito. Che non dovrebbe eccedere i confini della provincia e che, in ogni caso, non potrà essere inferiore al territorio di competenza delle città metropolitane. La facoltà del docente di chiedere di spostarsi continuerà ad esistere solo tra ambiti geografici. In buona sostanza, dunque, ferma la cancellazione dei trasferimenti nell’ambito del comune e nell’ambito della provincia, i docenti avranno titolo solo a chiedere di spostarsi da una provincia a un’altra. Sempre che l’ambito territoriale coincida con la provincia. E dopo avere ottenuto il trasferimento nel nuovo ambito geografico, dovrà mettersi in fila e attendere la chiamata del preside.

MOBILITÀ D’UFFICIO. Se un docente dovesse ricevere più chiamate da parte di altrettanti presidi, potrà scegliere dove andare. Se ne avrà una soltanto, sarà tenuto ad andare a lavorare nella scuola alla quale è applicato il dirigente dal quale ha ricevuto la proposta. Se invece non dovesse ricevere alcuna proposta, sarà l’ufficio scolastico ad assegnargli una sede d’ufficio individuata tra quelle rimaste vuote.

COMPENSI AGGIUNTIVI. Le retribuzioni aggiuntive non saranno più assegnate solo a chi avrà svolto del lavoro straordinario. Il dirigente, infatti, avrà facoltà di disporre di un budget, dal quale trarre somme di denaro da attribuire ai docenti che riterrà di gratificare. Per tali dazioni dovrà tenere conto del parere (non vincolante) di un comitato di valutazione in cui vi saranno anche 2 genitori e, nelle secondarie di II grado, anche un alunno, al posto di un genitore.

STAFF DIRIGENZIALE. Lo staff dirigenziale non sarà più composto solo da due collaboratori. Il dirigente potrà assegnare incarichi di gestione e organizzazione fino a un massimo del 10% dell’organico dei docenti. La copertura di tali incarichi non darà titolo ad avere retribuzioni aggiuntive. Sarà il dirigente, se lo riterrà opportuno, che potrà effettuare dazioni in denaro ai docenti che individuerà secondo gradimento, traendo le somme dalla dotazione finanziaria appositamente assegnata all’istituzione scolastica. I fondi stanziati dal disegno di legge a questo scopo ammontano complessivamente a 200 milioni.

LA CARD. I docenti riceveranno una carta di credito di 500 euro, che potranno utilizzare per sostenere i costi relativi all’aggiornamento e alla formazione.

IMMISSIONI IN RUOLO. Il dispositivo prevede l’assunzione di 100mila docenti precari: una parte tramite la copertura del turn over e la parte residua in un organico aggiuntivo, che servirà per le supplenze e l’arricchimento dell’offerta formativa. Le graduatorie a esaurimento delle secondarie e dei concorsi ordinari decadranno definitivamente. Rimarranno in piedi solo quelle dell’infanzia e della primaria.

NUOVO RECLUTAMENTO. L’attuale disciplina del reclutamento subirà modifiche sostanziali. Soprattutto per quanto riguarda i neo immessi in ruolo dai nuovi concorsi. Che non saranno assunti direttamente con un contratto a tempo indeterminato. Dopo avere vinto il concorso, saranno assunti a tempo determinato per 3 anni con un contratto di apprendistato a stipendio ridotto. E al termine del triennio, se il dirigente lo vorrà, potranno stipulare il contratto a tempo indeterminato.

I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: