SCUOLA, DIDATTICA ED EDUCAZIONE: ALLARME ANALFABETISMO FUNZIONALE E DI RITORNO. USO DEL DETTATO E POTENZIAMENTO DELLE CAPACITA’ CRITICHE

LA FRANCIA RIVALUTA IL DETTATO? PER ME NON E’ UNA NOVITA’! ANZI…

Perché anche per me è importante.

Dettato eseguito alla fine della seconda Scuola Primaria

Dettato eseguito alla fine della seconda Scuola Primaria

 

Il ministro francese annuncia che nelle scuole si farà un dettato al giorno per evitare il proliferare degli errori ortografici, grammaticali e sintattici. Vedi articolo.

Ottimo, ma per me non è una novità: lo uso tantissimo con i miei alunni! Do molta importanza alla dizione nella dettatura e insegno loro a focalizzare l’attenzione uditiva per memorizzare bene le parole. Mano mano li educo al dettato più celere…Funziona! Utilissimo anche il copiato per acuire l’osservazione, l’analisi e l’autocorrezione e l’autovalutazione.  Aggiungo che loro scrivono tantissimo, ma non solo durante le mie lezioni, anche quando studiano matematica o altre materie!

Anche per gli alunni con DSA ( disturbi specifici dell’apprendimento)  i dettati sono utili, ma occorre più pazienza,  la pronuncia deve essere perfetta e non bisogna andare di corsa. Per le doppie io uso battere le mani o rafforzare il suono con la voce. Inoltre è utile il computer se ci sono problemi di disortografia. La cosa fondamentale è rafforzare la loro autostima incoraggiandoli e non “infierendo” sui loro errori. Come si fa del resto anche con gli altri.

I miglioramenti si vedono…piano piano.

Spesso racconto loro di quello che scrivono certi adulti, di QUELLO CHE LEGGO IN GIRO e che soprattutto molti non sanno neanche comprendere appieno il significato di un testo e lo distorcono. Dico che purtroppo stiamo diventando analfabeti funzionali e analfabeti  di ritorno : si usa solo l’indicativo, non si usa più la punteggiatura e la comprensione e l’interpretazione di un testo diventano sempre più difficoltose.

Eh, quando sentono queste cose sgranano gli occhi e mi dicono che vogliono imparare!

Questa è la soddisfazione che ho nell’insegnare, ma che fatica! Per ottenere buoni risultati devo prima lavorare sulla relazione tra di loro, rendendoli più capaci anche di conoscere e comunicare le proprie emozioni al fine di levigare tutte le spigolosità dei loro comportamenti.

Cerco di infondere in loro il PIACERE della conoscenza! Gli alunni si considerano dei ricercatori del sapere e hanno la motivazione ad apprendere. Sapendo di più sono più sicuri di sé e quindi più capaci di autogestirsi

Quello che più mi preme è che gli alunni sviluppino il pensiero critico, che sappiano rintracciare le fonti di ciò che leggono e comparare le notizie e le varie interpretazioni dei fatti. Che sappiano scegliere e non dover seguire pedissequamente le mode in modo gregario. Occorre, però, che tutto questo sia sviluppato insieme all’empatia e alla gentilezza. per riuscire ad osservare il mondo a 360°, imparando a immedesimarsi anche nel pensiero degli altri.

Io ci provo insieme alle mie colleghe!

Ho fiducia nelle potenzialità dei bambini e non bisogna sottovalutarle. Purtroppo le iperstimolazioni mediatiche e tecnologiche, se non sono supportate da un adeguato rafforzamento delle capacità critiche e attentive, li inducono a diventare degli analfabeti funzionali che fanno zapping con il mondo. Non si fermeranno mai a ragionare e a riflettere sul significato di ciò che leggono , ma baseranno tutta la loro vita a valutare e a giudicare la realtà dalle apparenze.

Quindi lo studio serve per imparare le discipline e per imparare a vivere

 Rosalba Sgroia

CULTURA

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7 Risposte to “SCUOLA, DIDATTICA ED EDUCAZIONE: ALLARME ANALFABETISMO FUNZIONALE E DI RITORNO. USO DEL DETTATO E POTENZIAMENTO DELLE CAPACITA’ CRITICHE”

  1. Mariella Says:

    Interessante….offre parecchi spunti!!!

  2. rita Says:

    questo articolo capita a fagIUolo, dato che ho una nipotina che frequenta la seconda elementare nella scuola Loris Malaguzzi di Reggio Emilia (tempo pieno, fino alle 16), all’interno del Centro Internazionale Reggio Children.
    Tra le atlre cose, il metodo utilizzato – molto alternativo – ha messo al bando i dettati, tutto è avvolto nella nebbia, tante belle parole, le sollecitazioni dei bambini, la cultura intesa come quella cosa che si costruisce insieme e non è appannaggio degli insegnati, le lezioni interdisciplinari, niente banchi, guai a correggerli o a forzarli a far qualcosa anche a casa perchè già lavorano tanto a scuola, ecc. Il discorso sarebbe lungo, non so se conosci questa realtà, di sicuro conoscerai al figura di Loris Malaguzzi, ma ti assicuro che il risultato è, dal mio punto di vista, negativo: siamo all’inizio della seconda e mia nipote, praticamente, non ha ancora imparato a leggere e scrivere come solitamente legge e scrive un bambino all’inizio della seconda …

    • Si conosco un po’ quel metodo. Poteva forse andare bene negli anni in cui i bambini vivevano altre realtà. Oggi non hanno bisogno delle mille sollecitazioni, a mio avviso ne hanno anche troppe! Occorre invece che imparino a canalizzare le loro energie in modo costruttivo e scoprire anche il piacere del fermarsi, dell’essere attenti, dell’imparare a riflettere prima di agire. 😊

      • Io comunque non sono una docente vecchio stampo. Amo le innovazioni, ma ci sono aspetti educativi e didattici che passano sempre al vaglio dell’impegno attivo e anche pesante. I bambini devono imparare sin da piccoli ad essere autonomi e responsabili, a capire che le piccole fatiche e frustrazioni devono essere superate con coraggio e che è fondamentale imparare ad avere fiducia nelle proprie capacità. Queste sono conquiste importanti che non calano dall’alto e che non ci vengono concesse da nessuno. L’insegnante, dopo e accanto alle famiglie devono solo predisporre il terreno per queste conquiste.

  3. rita Says:

    grazie per le tue risposte.
    Nemmeno io voglio insegnanti vecchio stampo, ma una via di mezzo …. magari …. 🙂
    Poi è vero che nessun metodo è valido per tutti, dipende dal bambino che hai davanti ad esempio.
    Grazie, alla prossima.

I commenti sono chiusi.

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