Archive for the mie recensioni Category

“Prolegomeni a qualsiasi metafisica” di PAOLO FERRARINI

Posted in ateismo, mie recensioni, musica, video e foto with tags , , , , , , , on 06/11/2013 by rosalbas

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Recensione dell’album “Prolegomeni a qualsiasi metafisica” ( 2013)

Ascoltare le composizioni di Paolo Ferrarini  è un’emozione continua .

In  “PROLEGOMENI ” troviamo il giusto abbinamento della   sapiente filosofia, esplicata nei testi, con  la ricerca elegante dei suoni.

Suggestioni evocate da suoni  surreali, para-musicali e da melodie  delicate e grintose.

Contenuti di una profondità disarmante, squarci di luce nelle tenebre dell’ignoranza che ci circonda.

Luce della conoscenza, luce di una nuova e positiva realtà che deve necessariamente farsi spazio, uscendo dalle angustie del pregiudizio e dell’ingiuria.

Un album che ristora, che fa riflettere, che commuove.

Le voci di Paolo Ferrarini, della strepitosa cantante Jessica Bertolani e di Alison Medini, si fondono sapientemente  con le parole e le armonie che avvolgono piacevolmente l’ascoltatore,  stimolando emozioni ed intelletto contemporaneamente.

Qui riporto il brano ” NUOVA VITA”  -nella versione pop-  tratto da Prolegomeni, un Coming Out  di una persona che vuole estrinsecare il suo essere, la sua essenza, il suo vero orientamento sessuale, smascherando l’ipocrisia socio-religiosa che colpevolizza  e che emargina.

Tanto ancora c’è da dire, ma non voglio togliervi il gusto di scoprire personalmente le sensazioni che queste composizioni possono suscitare…

Vi consiglio  di ascoltare anche “Paradigmi gnoseologici” , altro album di grandi suggestioni  musicali  che ricordano i Dead Can Dance.

                                                                                                               Rosalba Sgroia

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LO SCHOCK PRIMARIO di Luigi de Marchi

Posted in cattolicesimo, Cristianesimo, laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, uaar with tags , , , , , , , on 26/03/2013 by rosalbas

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Rosalba Sgroia e Luigi de Marchi alla libreria Odradek- Roma (2003)

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LO SCHOCK PRIMARIO

recensione di Rosalba Sgroia

Luigi De Marchi. Lo shock primario. Le radici del fanatismo da Neanderthal alle Torri gemelle. Roma, ERI – Edizioni RAI 2002, pagg. 254, € 13,00. ISBN 8839712089

Lo schema interpretativo proposto nel libro consente di rendersi conto non solo delle molteplici elaborazioni psicologiche e culturali dell’angoscia di morte, ma anche come queste abbiano causato una serie di danni gravissimi all’umanità.

Abbandonato l’assunto, prima sostenuto, che considerava l’essere umano – fondamentalmente sereno e pacifico – trasformato di volta in volta in vittima e carnefice dalla cosiddetta “società malata” (determinismo sociologico), l’autore ha ultimamente concepito uno schema interpretativo dell’intero processo dell’evoluzione culturale umana per spiegare, in termini “psicologico-esistenziali”, proprio la natura negativa di una società che da sempre ha provocato infelicità, distruzione, sfruttamento, violenze, etc. Come si sarebbe originata, specialmente in epoca pre-culturale, questa struttura malata e violenta, partendo da una base umana tendente all’armonia e alla bontà? Ripercorrendo le tappe teoriche di noti filosofi, sociologi e psicologi, specialmente riesaminando gli studi di Freud sull’istinto di morte e quelli di Reich sull’angoscia dell’orgasmo, Luigi De Marchi inizia a ipotizzare che la morte, o meglio, l’angoscia di morte, abilmente rimossa in tutte quelle teorie interpretative (proprio secondo il noto meccanismo difensivo freudiano), abbia provocato nell’uomo primordiale «…una reazione di terrore e di panico […] definita shock esistenziale che sta alla base della nascita e di molti sviluppi della cultura umana, se per cultura s’intende […] la produzione di idee, fantasie, miti, credenze…». De Marchi è consapevole che è impossibile dimostrare, senza ombra di dubbio, quando la scimmia umana iniziò a darsi questo tipo di cultura (non quella cosiddetta “materiale”, privilegiata dagli studi marxisti); tuttavia nota che «…il più antico documento di cultura umana […] finora conosciuto […] sono le sepolture neandertaliane del paleolitico medio».

La particolare posizione rannicchiata, i resti di cibo fossilizzati, insomma tutta una ritualizzazione della sepoltura deducibile da questi elementi, lascerebbe supporre (l’autore afferma con certezza) l’esistenza di una capacità ideativa, un’elaborazione mitico-fantastica, secondo la quale s’iniziava a credere a una vita oltre la morte, proprio negando la morte stessa; una sorta, quindi di difesa psichica contro lo shock primario, cioè l’inevitabilità della propria morte. Anche i riti d’iniziazione, caratterizzati dal passaggio da una morte simbolica a una rinascita, sembrano essere «…un’altra testimonianza dal carattere primario e prioritario della negazione della morte rispetto a ogni altra motivazione culturale». Anche in altre civiltà antichissime si nota l’ossessione e il terrore di morire, per esempio in quella egizia. Dunque, l’autore sostiene che ogni tipo di cultura ha posto le basi sullo shock esistenziale e sul bisogno emozionale immediato e non consapevole di difendersi dall’angoscia di morte, sopraggiunta contemporaneamente alla nascita della coscienza.

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Di nessuna Chiesa

Posted in ateismo, cattolicesimo, diritti civili, etica-bioetica, filosofia, laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, uaar, vaticano with tags , , , , , on 05/11/2012 by rosalbas

Recensione di Rosalba Sgroia  scritta nel 2005

Pubblicata sul sito UAAR http://www.uaar.it/ateismo/opere/87a.html

Giulio Giorello. Di nessuna Chiesa. La libertà del laico. Raffaello Cortina Editore, Milano 2005, pp. 79, € 7,50, ISBN 8870789756

La laicità, di questi tempi, non se la passa tanto bene. Questo lo sappiamo da tempo, ma i risultati degli ultimi referendum ne hanno dato la conferma. Ora abbiamo cardinali che giocano contemporaneamente il ruolo dei politici e quello degli unici portatori d’autorità morale e spirituale. Il compito dei cittadini-sudditi, credenti e non, sarebbe quello di inchinarsi ai loro voleri e valori, obnubilando qualsiasi forma d’autonomia di pensiero. E certo! Tutto ciò che non rientra nei dettami catechetici dell’ormai papa Benedetto XVI, viene bollato come “relativismo etico”, considerato «un lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina» fino ad arrivare a essere una dittatura «che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».

In risposta a questo “rinnovato” assolutismo etico, Giulio Giorello – professore di Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano – ha scritto un libro, un coraggioso pamphlet, che rivendica la libertà del laico a non avere nessuna chiesa. Nella fascia blu che avvolge la copertina c’è scritto: «I laici tendono a difendersi, è tempo di attaccare». Come non essere d’accordo?

Lo scontro, spiega il filosofo della scienza, è «tra una verità che non pretende di salvare neanche sé stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta, tra una ragione che misura la propria gratuità e finitezza senza aver nostalgia di un fondamento e una ragione che nell’imposizione del fondamento trova il proprio sostegno e la propria giustificazione». Giorello rivaluta e difende il relativismo, inteso come impossibilità, da parte dell’uomo, di raggiungere certezze assolute e definitive e non come arbitrio incontrollato e privo di regole.

Ammettiamo, però, che il termine “relativismo” si presta a slogan fuorvianti, quelli che inducono i Pera e i Ratzinger a tuonare frasi come: «No alla dittatura del relativismo!», frase strumentale e a effetto per colpire il cuore della laicità dello Stato e della libertà di ricerca. A nostro dire sarebbe più corretto parlare di “pluralismo”, tuttavia, di fronte alla questione terminologica, Giorello non sembra preoccuparsene molto, anche se tenderebbe a preferire il termine “fallibilismo”, caro a Popper e a Peirce, cioè la capacità di imparare dagli errori, attraverso il confronto e la critica. Il relativismo, non essendo una religione o un dogma, è un atteggiamento mentale che consente a ogni teoria di avere i suoi critici e i suoi difensori pubblici. Permette a ogni posizione di avere il suo buon diritto a misurarsi e a mostrare i suoi fondamenti. Ed è proprio la scienza l’attività più imparentata al relativismo.

Di nessuna Chiesa è un libro di poche pagine, ma denso di concetti filosofici che a prima lettura possono apparire ostici per chi non è addetto ai lavori. Tuttavia fornisce molti spunti di riflessione che, specie in alcuni punti, sono illuminanti, compensando l’iniziale e superabile difficoltà interpretativa. Due esempi: «La solidarietà ha tre fili (natura, tecnica e società), non implica un principio trascendente, nemmeno pretende di escluderlo. In questo senso è disposta ad aprirsi ai membri di qualsiasi chiesa – purché costoro si impegnino al rispetto delle differenze, nella pratica prima ancora nella teoria». «Una società aperta e libera dovrebbe disporre di strutture protettive atte a garantire la tolleranza e a scoraggiare non solo l’intollerante, ma qualsiasi “ingegnere di anime” che, spinto da un irrefrenabile “altruismo”, voglia imporre le proprie ricette per plasmare l’uomo e la donna “nuovi”, costringendoli a scegliere quello che lui giudica essere il bene».

 

Figli di un Dio tiranno. Mia recensione

Posted in Cristianesimo, libri, mie recensioni, religione e potere with tags , , , , , on 30/10/2012 by rosalbas

Anche questa una mia recensione scritta qualche anno fa. Un libro spiazzante, peccato che, però, non si citassero anche le altre sette, ancora più organizzate e totalizzanti…

CHIARA BINI e PATRIZIA SANTOVECCHI (a cura di), Figli di un dio tiranno:dieci storie di fuoriusciti da gruppi religiosi, Avverbi  Edizioni, Roma, aprile 2002, pagine 138, euro 10,00

Recensione di Rosalba Sgroia VEDI ANCHE SU > http://www.uaar.it/ateismo/opere/57.html

“ Chi siamo? Dove stiamo andando? C’è grossa crisi!” Le simpatiche battute esistenziali di Corrado Guzzanti nei panni del santone di turno, interpretato in uno dei suoi esilaranti show, ci hanno fatto sorridere  su un   fenomeno che  purtroppo non è affatto divertente: il fiorire dei gruppi religiosi  più estremi.

La cronaca ogni tanto ci riserva notizie sul crescente numero di casi in cui è intervenuta la magistratura per indagare su episodi, avvenuti in queste sette, che vanno dal controllo mentale teso alla privazione della libertà individuale, alle richieste di danaro, ai soprusi sessuali fino ad arrivare all’omicidio.

Il libro, curato  dalla giornalista Chiara Bini e da Patrizia Santovecchi, scampata dalle grinfie di una setta e attualmente impegnata nel sostegno ai fuoriusciti, raccoglie dieci storie vissute da ex-adepti  che hanno voluto testimoniare la drammaticità delle loro esperienze.  Le loro voci, per molto tempo messe a tacere  o limitate  a sofferti colloqui privati, si sono  a poco a poco liberate per  chiedere un legittimo riconoscimento, non per suscitare pietà o commiserazione, ma per ottenere giustizia e informare l’opinione pubblica dei danni provocati dal “perdere se stessi” e la ragione, inseguendo una fede che diventa “tiranna”.

Leggendo i dieci racconti, tra l’altro ben curati dal punto di vista narrativo, ci si accorge che le vittime fagocitate dalle spire dei “grandi maestri” e delle “santone” non sono persone poco intelligenti o deboli, quanto quelle più sensibili e idealiste, che si sono lasciate entusiasmare  dalle soluzioni pronte offerte dalle verità assolute trascendentali  per avere le certezze e  le risposte ai  loro grandi interrogativi esistenziali.

Il libro riporta anche articoli di cronaca, tratti da alcuni quotidiani, in cui si evidenziano alcuni dei gruppi incriminati : i Testimoni di Geova, gli Hare Krishna, Scientology, la setta di Moon, l’Opera di Gesù di Mamma Ebe e  la Comunità Sant’Antonio Abate di Gabriele Basmagi. Inoltre, offre una sorta di decalogo – suggerito dallo psicoterapeuta Steven Hassan- un aiuto su come affrontare i più frequenti luoghi comuni riferiti ai cosiddetti culti distruttivi (da quelli di matrice induista a quelli penitenziali degli integralisti cristiani).

Zichicche- La mia recensione

Posted in libri, mie recensioni with tags , , , , , on 30/10/2012 by rosalbas

Questa recensione è del 2003, ma voglio pubblicarla ora, comunque. Ricordo che mi feci un sacco di risate a leggere il libro di P.Odifreddi…

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Piergiorgio Odifreddi (a cura di). Zichicche. Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione. Edizioni Dedalo, Bari 2003, pp. 288, €14,00. ISBN 8822062604

Recensione di Rosalba Sgroia   VEDI ANCHE QUI>  http://www.uaar.it/ateismo/opere/60.html

Chioma canuta da saggio che ricopre una gran testa: la testa di «uno scienziato a cavallo tra politica e religione».

Sì, avete capito, è Antonino Zichichi. Fondatore della Ettore Majorana Foundation and Center for Scientific Culture con sede a Erice, raccomandato a tutti per la sua semplicità divulgativa, lo scienziato dal linguaggio sui generis che paragona gli elettroni alle colombe e i protoni ai chicchi d’uva, che sa spiegare il perché «gli spaghetti non esplodono», ma soprattutto l’unico uomo di scienza in Italia ad aver celebrato il matrimonio tra fede e scienza, pur affermando che entrambe «si muovono in sfere completamente autonome».

Per queste sue virtù è diventato un eroe del video, che ha frequentato politici potenti (Andreotti & company) e religiosi potenti (il papa in persona!), che ha avuto incarichi prestigiosi (presidenza dell’Istituto di Fisica Nucleare), ma soprattutto che ha attirato su di sé una notevole curiosità da parte del mondo scientifico e giornalistico, ma non sempre per il suo talento di scienziato e per le sue scoperte…

Nel libro Zichicche – che vanta anche una prefazione di Andreotti – Piergiorgio Odifreddi, uno dei tanti arguti curiosoni, ha voluto regalarci il piacere di scoprire chi è Antonino Zichichi e cosa si è detto su di lui, proponendoci articoli (tra cui due, firmati dal curatore stesso) e ritratti del Nostro, già pubblicati sulla stampa nazionale e sulle riviste scientifiche, in un arco di tempo che va dal 1979 ad oggi.

«…niente di personale in questa raccolta» – afferma Odifreddi – «…né ho avuto a che fare con lui da un punto di vista professionale, essendo io logico e lui no. Mi sono divertito a leggere due suoi libri, a recensirli e…».

Un assaggio di alcune Zichicche: «la Pietà, Michelangelo, l’ha saputa concepire, sentire, realizzare lui»; «il valore del Crocefisso nello studio di un ateo ha in Pertini l’esempio più significativo»; «Ancora oggi sorprende la velocità con cui cadono le pietre: troppo veloci per essere misurate. E invece no»; «Esistono teoremi non dimostrabili».

Confermo che dalle prime pagine alle ultime, specialmente in quelle che trattano delle riflessioni sul libro Galilei, divin uomo, il divertimento è assicurato! Cari lettori, scoprirete, se non lo sapete già, che la vera scienza è quella di Galilei perché credente, che non esiste contraddizione logica tra Fede (cristiana) e Ragione, che la scienza “atea” è destinata a fallire in quanto considera esclusivamente le leggi del “caso” e del “caos” e non quelle della razionalità…

Ci si è chiesti, infine, perché mai il caro Zichichi voglia tenere unite Fede e Scienza, quando i Padri della Chiesa ne avevano auspicato la separazione. La sua incoerenza risulta lampante, tanto più che non fa “fede” all’insegnamento del “divin uomo”.

Buona lettura e ognuno tragga le proprie conclusioni!

“Mi scusi, per trovare Dio?” un libro per bambini di Michael Schmidt-Salomon ed Helge Nyncke.

Posted in ateismo, cattolicesimo, laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, riflessioni, scuola, uaar with tags , , , , , , , on 24/06/2012 by rosalbas

Michael Schmidt-Salomon ed Helge Nyncke. «Mi scusi, per trovare Dio?», domandò il piccolo maialino. Un libro per tutti quelli che non se la bevono. Trieste, Asterios 2008, pagg. 40. ISBN 889514613

Recensione di Rosalba Sgroia

Il piccolo maialino e il piccolo riccio avevano sempre creduto di non poter stare meglio di come stavano.
Ma poi trovarono un manifesto, sul quale c’era scritto: “A chi non conosce Dio manca qualcosa!”
Così si misero in cammino, per cercare Dio…

Dalle divertenti e semplici illustrazioni, ma soprattutto dai contenuti arguti e disarmanti, questa è una storia davvero istruttiva e divertente, per i piccoli e anche per i grandi. Una storia salvata dalla censura del Ministro tedesco per la Famiglia.
Due piccoli e sereni animali, un riccio e un maialino, incuriositi da una scritta “ A chi non conosce Dio manca qualcosa” si mettono in marcia per vedere chi è questo Dio.
Il rabbino è la prima figura che incontrano in una sinagoga che svela loro il carattere iracondo del loro Dio e di come questi ha punito gli uomini che avevano disobbedito alle sue leggi.
Il secondo personaggio è un vescovo che li fa entrare in una chiesa cristiana e spiega loro come è stato crocefisso Gesù Cristo, spiegando tutti i dettagli della crocefissione e ribadendo che il suo sangue ha lavato i peccati dei suoi fedeli.
Il terzo fedele è un muftì che li istruisce su come diventare buoni musulmani ( e finalmente trovare Dio): lavarsi e pregare cinque volte al giorno.
In tutti e tre i casi, dopo aver appreso storie cruente e ossessive, i piccoli animali escono dai templi esterrefatti e impauriti, inseguiti dai tre capi religiosi urlanti e tremendamente rabbiosi: “Infedeliiii, indemoniatiii, bestemmiatoriiii!” Mentre questi sbraitano finiscono con il litigare tra di loro permettendo ai malcapitati la fuga…verso la libertà!
I fuggiaschi capiscono che ciò che è mancato loro per tutto questo tempo è stata la PAURA!
Per concludere, il riccio e il maialino, non cancelleranno tutta la scritta, ma solo la parola NON: “A chi conosce Dio manca qualcosa”, sorridendo felicemente.
Insomma questa è una storia “indicata per tutti quelli che non se la bevono…

da  ( Recensioni UAAR)


Niente è sacro, tutto si può dire- Raoul Vaneigem

Posted in laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, uaar with tags , , , , , on 09/06/2012 by rosalbas

Raoul Vaneigem. Niente è sacro, tutto si può dire. Riflessioni sulla libertà di espressione (tit. or. Rien n’est sacré, tout peut se dire, 2004). Milano, Ponte alle Grazie 2007. ISBN 8879287141

«Le parole sono pietre o uccidono soltanto coloro che si arricchiscono con la loro falsità» (R.V.)

È scritto nella Costituzione americana: «la libertà di stampa è uno dei baluardi più possenti della libertà e può essere limitata soltanto da governi dispotici».

Così inizia il primo capitolo del libro di Raoul Vaneigem, anarchico, figura di rilievo del Maggio francese e membro dell’Internazionale situazionista tra il 1961 e il 1970.

Ma di quale libertà d’espressione si parla?

Di quell’informazione propagandistica, di quella che spettacolarizza, frantuma e banalizza gli eventi, di quella che manipola e assoggetta le coscienze in virtù delle leggi del mercato e dei vari poteri, oppure di quella libertà che si conquista, che permette la circolazione delle idee, la libertà di pensiero e di parola in virtù del raggiungimento d’una piena consapevolezza che ci libera proprio da tutte le forme di tirannia?

Premesso ciò, Vaneigem, denunciando l’ipocrisia e la corruzione dei benpensanti, s’incammina verso un’affabulazione tagliente e profonda e, a volte, sconcertante, secondo cui «la libertà di espressione di oggi ha l’obbligo di creare le condizioni che ne autorizzino un uso illimitato» e lo scopo di smascherare quei segreti che la censura custodisce, in quanto è più semplice nascondere il male che rimuoverne le cause. Solo i segreti personali devono restare inviolabili, a meno che non nascondano atti contrari all’umanità. Inoltre, per l’autore, «nessuna verità merita che ci prostri di fronte a essa» e «ogni preconcetto dato per eterno e incorruttibile esala l’odore fetido di Dio e della tirannia», per cui ogni essere umano ha il diritto di operare verifiche e critiche continue, anche arrivando a conclusioni folli ed eccentriche, purché si ravvivino «tutti i fuochi del possibile».

Per Vaneigem la libertà d’espressione assume anche valenza catartica, specie se trattasi di pensieri ottusi e deplorevoli quali slogan razzisti e xenofobi e ogni ideologia settaria e dogmatica. Ribadisce Vaneigem, però, che «l’assoluta tolleranza di tutte le opinioni deve avere come fondamento l’intolleranza assoluta di tutte le barbarie». Non devono essere le idee, anche quelle più assurde, a essere sanzionate, ma le vie di fatto e quindi è contro il reato di opinione.

Il titolo dell’opera è ampiamente esplicativo del suo contenuto; difatti, sostenendo che niente è sacro, chiunque può esprimersi e nessun discorso, nessun credo può scampare alla critica, alla satira, all’irrisione. Altresì è vero che «chiunque si erga a messia, profeta, papa, imam, pope, rabbino, pastore o guru ha il diritto di urlare: bestemmia! anatema! apostasia! nel momento in cui si deride il suo dogma, il suo credo, la sua fede, ma non si azzardi a intraprendere un’azione giudiziaria contro le opinioni da lui aborrite o a cercare d’interromperne la diffusione minacciando il loro autore con metodi da Inquisizione, da sharia o da mafia, che il senso umano disconosce una volta per sempre».

L’autore si esprime in modo molto deciso contro la circonvenzione che opprime l’infanzia a opera delle varie persuasioni dissimulate o manifeste, dalla pubblicità alle dottrine religiose. «Assoggettare un bambino a un dogma» – scrive – «senza prima informarlo dell’esistenza delle mitologie ebraica, cristiana, islamica, buddista, induista, celtica, greca o azteca significa circuirlo».

Concludendo, trattasi di un’opera che richiama alla continua responsabilizzazione collettiva in modo passionale e, al contempo, razionale. Un libro che aiuta l’esercizio del pensiero critico, utile a opporsi al «potere occulto della predazione», quello che vìola e mortifica gli unici segreti da custodire, quelli del cuore e dell’amore.

Rosalba Sgroia

2007

da RECENSIONI UAAR