Indottrinamento infantile

2013-10-18 10.28.26 (2)I

 

Scuola e indottrinamento: ancora sotto torchio chi non si allinea

Desidero riproporre questo articolo, in versione leggermente ridotta e aggiornata dell’articolo pubblicato su L’ATEO n 2/2004 (31), perché ritengo che non sia mai abbastanza ribadire l’importanza di un insegnamento ad ampio raggio, utile per prevenire pregiudizi e ingiustizie. E di questi tempi, ne abbiamo bisogno. I politici asserviti al potere vaticano considerano i crocefissi come simboli “ laici” della nostra cultura; i presepi vengono imposti nelle scuole; i dirigenti scolastici invitano i docenti, tramite circolari interne, a segnalare alle famiglie attività parrocchiali; gli studenti che vorrebbero fare altro rispetto all’ora di religione cattolica continuano ad essere ignorati o discriminati…

Lo ripropongo anche per sottolineare che l’etica non è solo appannaggio delle religioni, anzi…

BATTERE IL FERRO FINCHE’ E’ CALDO

Libere riflessioni sull’indottrinamento dogmatico nell’età infantile di Rosalba Sgroia

“Maestra, esiste l’inferno? Lo sai che la notte me lo sogno? Poi mi sveglio e ho paura …”

“Tu dici che chiunque può sbagliare; non è vero, Dio non sbaglia mai”

“Ma se Dio è onnipotente perché non fa smettere le cose cattive?”

“È vero che sotto terra c’è il diavolo?”

“Se la teoria dell’evoluzione dice che l’uomo deriva dalla scimmia, allora non siamo tutti figli di Adamo ed Eva!”

Molte domande, tanti quesiti angosciosi che affollano la mente degli alunni che ho incontrato durante la mia carriera scolastica. Domande a cui non do risposte certe e univoche.

Parto allora dalla mia esperienza concreta per riflettere su alcune delicate problematiche che riguardano la formazione della personalità di un individuo, a partire dall’età infantile. Il mio non vuol essere un discorso accademico e specialistico, bensì un’espressione di una personale opinione, sicuramente sommaria, circa i condizionamenti dogmatici che possono permeare la vita di un bambino.

Avendo insegnato anche nella scuola dell’infanzia prima di approdare alle elementari, parlo di bambini che vanno dai tre ai dieci anni, che quotidianamente si interrogano sulla nostra esistenza. Partecipano con interesse alle mie lezioni di storia e di studi sociali, hanno voglia di parlare, di confidare i propri dubbi e le proprie perplessità che incontrano durante il percorso di conoscenza e lo fanno quasi in punta di piedi, come se per “certe questioni” occorresse circospezione …

A volte si tratta di un semplice e puro filosofare, di una raffica di perché (come è sana consuetudine di tutti i bambini, soprattutto dei più piccoli), di una ricerca di risposte, di confronto su temi disparati; ma più frequentemente mi trovo di fronte ad asserzioni inconfutabili, certezze assolute e rivelate … Ma rivelate da chi?

Perché tanto sconcerto per aver improvvisamente intuito (a otto/nove anni) che quello di Adamo ed Eva è un mito alla stregua di altri miti sulla creazione? Come fanno a parlare di un Dio onnipotente se non lo hanno mai visto, ma che avvertono sopra le loro teste? Come fanno a sapere cosa sia l’inferno e di conseguenza ad averne paura?

Sicuramente qualcuno gliene avrà parlato e, fin qui, nulla di strano, se non fosse che chi lo ha fatto, abbia ritenuto educativo e morale far credere loro che esistano, senza ombra di dubbio, luoghi del genere ed entità soprannaturali. Suppongo sia chiaro che tale insegnamento religioso e superstizioso affondi le radici nella più tenera età di questi bambini, già a partire dall’ambiente familiare. Dire a un bambino piccolo che se fa il “cattivo” andrà all’inferno o che sotto terra c’è il diavolo, per dissuaderlo dal pasticciare col terriccio e mettersi poi le mani in bocca, risulta più semplice di qualsiasi altra spiegazione razionale e più tranquillizzante. Oppure, in senso opposto si offrono certezze per liquidare interrogativi scomodi riguardanti, ad esempio, la morte. Dire che si va in cielo o in paradiso mette “l’anima in pace” ai genitori o a chi per loro e non è scontato che ciò si dica per intima convinzione. È più probabile che queste spiegazioni derivino dal ripescaggio di antiche memorie inculcate illo tempore. Come si dice, la tradizione …

Qualcuno potrà obiettare, legittimamente, che ogni famiglia ha il diritto di educare il proprio figlio come vuole, di imprimergli i propri principi e via discorrendo. Personalmente non posso far altro che rispettare tali scelte, ma il discorso cambia quando gli effetti di queste “lezioni” ricadono sul comportamento dei bambini a scuola e di conseguenza, sulla società intera. I bambini persuasi a credere a fatti improbabili, privati della possibilità di operare scelte autonome e formulare altre ipotesi possibili, possono, a mio avviso, essere meno propensi al confronto e all’attività argomentativa e possono sviluppare una mentalità incline ai pregiudizi e alle discriminazioni, oltre che a sperimentare un senso di inquietudine che potrebbe esser loro risparmiata.

Queste e altre espressioni “bau-bau”, che qui in Italia vengono ancora utilizzate da qualcuno, sono in gran parte gli strascichi di una cultura di stampo cattolico che il nostro Paese ha conosciuto e riverito per anni e che ha soggiogato generazioni e generazioni di bambini fino a pochi decenni fa (eloquente in proposito il libro di Ernesto Rossi Pagine Anticlericali). Una cultura fondata sull’accettazione dei dogmi, sui sensi di colpa, sulla mortificazione del corpo, sulla vergogna per la sessualità e sulla limitazione della spontaneità e dell’autonomia di pensiero. Nonostante molti credenti rifiutino di ammetterlo, questi condizionamenti albergano nel profondo di se stessi e gran parte di chi ha scelto l’ateismo o l’agnosticismo ha speso molte energie per scrollarseli di dosso. L’inevitabile ribellione e la crescente consapevolezza dei danni che aveva provocato un simile indottrinamento religioso ha favorito e potenziato la ricerca psico-pedagogica consentendo un graduale miglioramento dei metodi educativi nelle scuole e, di rimando, in tutta la società.

Tutto ciò ha costretto anche la Chiesa Cattolica a rivedere la propria posizione in materia pedagogica. Per non perdere drasticamente gli educandi si è “addolcita” nei toni e nei modi. Non essendo più religione di Stato dal 1984 e non potendo più arrogarsi il diritto di obbligare gli alunni alle preghiere e al rispetto delle regole moralizzatrici nella scuola pubblica, ha ottenuto dal Concordato craxiano la possibilità di operare ugualmente con l’insegnamento facoltativo, ma a partire dalla Scuola dell’Infanzia.

Come già ho avuto modo di scrivere su L’ATEO e altrove, trovo ingannevole che l’ora di religione sia stata estesa anche a questo ordine di scuola; ora di catechismo mascherato (molto più palese nelle elementari), facoltativa sulla carta, ma resa obbligatoria di fatto, spogliata dalle tonache, ma rivestita di una morale religiosa edulcorata per giustificarne la presenza in un luogo in cui se ne potrebbe fare benissimo a meno. Il regalo è stato grande proprio perché l’infanzia è un’età estremamente appetibile per le sue caratteristiche di duttilità, di bisogno di identità e di attaccamento, ma anche un’età alla ricerca di indipendenza e che, quindi, occorre controllare e contenere. Anche gli insegnanti di religione (che devono essere fedeli) sono addestrati dalle diocesi per rendere le lezioni “innocue”, da consigliare anche ai figli di atei e di agnostici, perché si parla di “amore” e di “buoni sentimenti”.

Non hanno il pudore di chiedersi se non sia superfluo un corso di religione cattolica per trattare dei temi di normale convivenza sociale già contemplati dalle programmazioni previste e attuate dai comuni insegnanti.

Si vuol far passare che la Vera Morale è quella dei religiosi. Basta sfogliare i loro libri di testo (pagati dallo Stato) per capire l’abilità con cui sono riusciti a mascherare i propri intenti catechetici. Ci sono accenni alle altre religioni, sempre sottolineando, però, l’importanza, comune a tutte, di possedere il dono della fede per aspirare alla salvezza eterna. Si sostiene che, per le religioni, siamo tutti figli di Dio e non accettare il suo messaggio significa causare guerre, violenze, ecc. La conseguenza è chiara: solo chi crede in un Essere superiore è una brava persona, degna di considerazione.

Per non apparire troppo crudeli, si dice che chi non crede in Dio non sa di essere ugualmente guidato dal Signore e che prima o poi lo incontrerà! Non si scappa. I laici, poi, sono indicati come le persone battezzate che non appartengono agli ordini religiosi, ma che partecipano alla vita della Chiesa. Mi è capitato anche di osservare i mille giochi enigmistici che l’alunno svolge sui quaderni operativi, una sorta di ricerca intellettiva per scoprire verità del tipo: “La fede non teme la scienza”, ma non si dice che spesso e volentieri la ostacola …

L’infanzia raggirata, dunque. In altre parti del mondo la situazione si complica ancora di più e tralascio, per ovvi motivi, lo sfruttamento del lavoro minorile. Non è un caso che tutte le pratiche, i riti che scaraventano i bambini ancora in fasce nei misteri delle tradizioni culturali e delle religioni si svolgano precocemente su individui inconsapevoli di ciò a cui vanno incontro. Mi riferisco ad atroci mutilazioni come l’infibulazione per le bambine, che le renderà incapaci di provare il piacere sessuale esaltando, però, quello dello sposo e quello della circoncisione per i bambini, pratica altrettanto crudele e invasiva, ma difficilmente e raramente avversata dalla società globale. Riti d’iniziazione, li chiamano! Poi c’è il battesimo cattolico, per ambo i sessi. Questo, fortunatamente, non lascia tracce nel corpo ma, a conti fatti, le lascerà nella mente degli inconsapevoli fedeli e, come iscrizione coatta, nei registri della Chiesa Cattolica. Battere il ferro finché è caldo. Occorre forgiare le personalità da subito e renderle passive, prima che sia troppo tardi.

Le mie parole possono sembrare troppo dure, ma ritengo che tale immagine evocativa possa essere trasferita in altri ambiti, non solo in quello religioso. Basta riflettere sul mondo che ci circonda, sugli spot televisivi incalzanti e martellanti, sui messaggi subliminali e plateali provenienti da più parti, sempre rivolti ai bambini: dagli hamburger, ai gadget, alle grandi firme per i piccoli consumatori … Tutto quanto avviene durante questo progressivo “modellamento” apparirà alla fine naturale, spontaneo, poiché avviene gradualmente, in un contesto che ne asseconda le finalità e la completa realizzazione. Si ritrovano così a essere paradossalmente prigionieri in una rete che alcuni adulti hanno saputo pazientemente intessere.

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6 Risposte to “Indottrinamento infantile”

  1. […] correlato sull’INDOTTRINAMENTO INFANTILE >>> QUI #gallery-1 { margin: auto; } #gallery-1 .gallery-item { float: left; margin-top: 10px; text-align: […]

  2. […] domanda è frutto di un indottrinamento secolare e lobotizzante, ma per fortuna c’è gente che […]

  3. Massimo Ponchia Says:

    La chiesa in collaborazione con il potere politico ed economico da sempre ha soggiogato gli uomini creando ad arte paure e miti al fine di trasformare uomini liberi in servi impauriti del potere. E’ da molto tempo che la chiesa si è resa conto che le menti vanno addomesticate fin da piccole perché è proprio quando si hanno pochissimi anni che si è particolarmente fragili e disposti ad assorbire qualsiasi insegnamento viene dato, e che tale insegnamento poi resterà in maniera indelebile nel cervello di quel futuro uomo. Non a caso un grande generale romano circa 2000 anni fa disse: datemi un bimbo di pochi anni e io ne farò un grande guerriero. Forse la chiesa che è nata per l’appunto circa 2000 anni fa ha preso spunto da lui. E’ una cosa ignobile, soprattutto in un paese come il nostro che si definisce uno fra i più evoluti del mondo, che la chiesa abbia ancora tanto spazio dentro le istituzioni e che possa condizionarci l vita. VIA LA CHIESA E LE FALSITA’ CHE CREA DALLA VITA DEGLI ITALIANI.

  4. […] di INDOTTRINAMENTO INFANTILE e leggerò alcuni stralci del libro che è un testo davvero utile e ben scritto. Siete tutti […]

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