PERCHE’ “NERO ASSENSO”? La risposta.

L’assenso è adesione volontaria ad un’idea, ad una realtà, ma l’aggettivo NERO ne intorbidisce la connotazione più razionale e allora, più che adesione razionale ad una realtà, ad  un’idea, ad una circostanza, ad una religione… diventa acquiescenza, adeguamento passivo, conformismo.

Quando ho pensato a questo titolo, ho immaginato tutta quella gente che fa frequentare i figli al catechismo anche se non ne sono convinti, a tutte quelle persone che si definiscono cattoliche, ma che in realtà lo dicono solo per darsi un tono. Ma non solo è acquiescenza nei confronti di una religione, ma anche di altri aspetti della realtà. Ho cercato di rendere, con queste due parole, un’immagine che ho in mente sin da quando ero piccola e che ho sempre rifiutato.

Spesso narcotizziamo le nostre intenzioni, i nostri dissensi, le nostre emozioni, la nostra ragione solo per aderire ad un modello di vita proposto da altri, per allinearci con un “pensiero unico”, con una fede certa e indiscutibile.

In questo clima di massificazione culturale, di  adeguamento ad un pensiero collettivo che ci deresponsabilizza e che non ci rende artefici delle nostre decisioni, ho sentito l’impellente desiderio di uscire dal cerchio e di intraprendere un viaggio all’interno di me stessa per differenziare il mio sentire, ma anche per cercare un dialogo, un confronto.

Ciò è stato possibile grazie alla poesia  e alla musica.

Ho scritto poesie che sono schegge di un pensiero in movimento, in cerca di nuovi orizzonti, curioso, dubbioso, fiducioso e nudo. Poesie che cercano di dare voce a ciò che spesso viene taciuto e occultato per convenienza e per conformismo, pensiero che viene taciuto perché non rispecchia il senso comune o la morale a senso unico.

Poesie per demolire e ricostruire, approvare e dissentire, per farsi anche carico delle relative critiche negative e non aver paura di affrontarle. Poesie che racchiudono tutto in una parola: vivere.

Questo il senso delle mie perplessità, dei miei dubbi, delle mie indignazioni di fronte ai poteri politico-economici, religiosi, di fronte all’indifferenza, alle crudeltà, a coloro che vogliono imbavagliare e intimorire chiunque desideri manifestare un pensiero libero e senza dogmi.

Questa è la poesia che dà il titolo al mio blog ed è il mio “manifesto”, quello che snoderà la mia vita e che ha dato voce al mio dissenso…non per distruggere, ma per costruire.

Rosalba Sgroia

-000-

Nero assenso

 Mi strappa e mi distoglie

-il brusio fuori di me-

da queste liete e tormentate sponde.

 

L’acque dei miei pensieri erranti

non sanno a lungo stagnare

e tra ciottoli e strettoie s’approntano la via.

 

Mi disturba e mi dà noia

la patina che vela il disappunto

solo per tener salva l’apparenza.

 

L’acque dei miei pensieri

sanno irrompere nel nero assenso

e col velo sollevano la menzogna.

 ( Rosalba Sgroia)

Da “Nero assenso”

Fabio Croce ed.

2003

 Immagina

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente…

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace..

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno…

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o rabbia
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero…


Annunci

8 Risposte to “PERCHE’ “NERO ASSENSO”? La risposta.”

  1. stefano Says:

    Complimenti!

  2. ettore Says:

    Davvero interessante …

  3. Cara Rosalba,

    non so se hai scritto tu “Immagina”, ma non importa… perché veramente nessuno scritto ci appartiene, perché comunque siamo sempre voci – talvolta afone – di relazioni, perché mai siamo veramente soli… e qualche volta ancora oggi riusciamo ad essere partecipi e testimoni di bene !

    In un “mio” componimento erotico del 1992 scrivevo che “il sogno la vita da sempre produce”… perché è il sogno che deterritorializza (Deleuze-Guattari), rivoluziona, trascende i confini della prigione utilitaristica le cui chiavi sono custodite da circa cinquemila anni (v. ad es. “Il linguaggio della Dea” di Marija Gimbutas) entro i cosiddetti dogmi di ogni tipo di pseudoreligione (v. il mio componimento “Tra l’utile e il futile i quotidiani mille travestimenti del niente – ovvero la fabbrica degli schiavi”, nel quale è contenuto lo smascheramento del cosiddetto dogma trinitario)… perché è il sogno che con-fonde e che con-sente la sin-tesi della pluridimensionalità esperienziale e della pluridimensionalià temporale… perché è il sogno che ci divincola dalla mortifera fattualità – ogni volta che la fattualità diviene codice di ripetizione, ogni volta che la fattualità viene spacciata per tra-dizione, ogni volta che in nome della fattualità si sbarrano le porte alla possibilità, ogni volta che la fattualità viene autonomizzata ed utilizzata come strumento di burattinizzazione…

    Ciao !

    Udine, 04 aprile 2013 – Aldo – aldo.pagano.ywmr@alice.it

    • Ciao Aldo e benvenuto. Immagina è il brano famosissimo di John Lennon! 🙂 Qui ne ho riportato il testo affiancato ad una cover del brano.

      • Vedi che bene non sapere chi ha scritto un testo !

        … “Immagina un mondo senza possessi” dove anche gli scritti ed ogni altra forma rappresentativa valgono soltanto per ciò che dicono e per ciò che comunicano, e non invece come sempre più spesso accade per la forza economica abilmente costruita intorno a nomi…

        “Immagina un mondo” senza privilegi s-oggettivi e/o s-oggettuali, senza appropriazioni certamente comunque arbitrarie se è vero che i luoghi di produzione del libero pensiero sono sempre relazionali, mentre il pensiero coatto accade ogni volta che l’In-dividuo sperimentando un prolungato stato di malessere nella relazione col mondo al mondo si contrappone s-oggettivizzandosi e/o s-oggettualizzandosi…

        Ciao !

        Udine, 05 aprile 2013 – Aldo – aldo.pagano.ywmr@alice.it

  4. Cara Rosalba,

    leggendo qui sopra la presentazione del tuo blog “Nero Assenso” a te mi sento vicino come mai sin’ora mi era accaduto con altri.

    Tutto quello che scrivi mi piace, ed in particolare l’idea di un pensiero in movimento che è anche il mio modo di pensare e di intendere il pensiero.

    Riproduco perciò qui di seguito gli Appunti sul linguaggio da me scritti ieri in un commento sulla tua pagina fb., perché il contenuto di questi appunti, specialmente come rielaborati oggi, mi appare più pertinente a questo spazio.

    Ciao !
    ——————————–
    Appunti di Aldo Pagano sul linguaggio – 11 aprile 2013

    (NO al pensiero coatto e dell’identità, arroccato intorno a dogmi dichiarativo ed incapace di evolvere; SÌ al pensiero fluido, sempre orientato al bene comune e che nasce dal libero dialogo tra liberi individui!)

    ————————-

    Le parole sono classificatori di esperienze o sono contenitori di esperienze ?

    Siamo produttori di parole o siamo soltanto degli utilizzatori di parole ?

    O meglio: in noi la capacità di produrre parole (o se si preferisce la nostra capacità di ascoltare le parole della relazione col mondo) è ancora viva ? oppure questa capacità in qualche modo ci è stata spenta molto precocemente ? (dirò di questi modi di spegnimento in altra occasione).

    Se vogliamo produrre cambiamento consapevole queste domande sono molto importanti, perché proprio la elusione di queste domande e la omissione di dare ad esse delle risposte è ciò che determina la deriva nel reattivismo oppositivo e nella ginnastica recriminatoria fine a sé stessa, ed è ciò che sempre fa impantanare il “pensiero” in sterili dispute intorno ad elementi accessori o comunque intorno ad elementi derivati (ad es. apparati organizzativi e celebrativi di modi d’essere diffusi nel tessuto sociale in maggior misura altrove), elementi accessori e derivati che una volta rimossi non modificano affatto la permanenza degli stessi sotto altra forma, certamente più rarefatta, congiuntamente ai fattori di codesti elementi dei quali produttori e coproduttori restiamo noi stessi specie quando cavalchiamo studiatamente l’immagine di una opposizione di maniera.

    I segni fonici e/o grafici delle parole non sono affatto parole ma sono soltanto contrassegni, distintivi, marchi di parole.

    Dunque se noi utilizziamo le parole invece di parlare, cioè se per noi le parole sono soltanto contenitori di esperienze invece d’essere classificatori di esperienze, e se mai osiamo aprire taluni di questi contenitori o per timore reverenziale, o per pigrizia indotta, o per obbligo di fedeltà, o come spesso accade per tutti e tre questi motivi, accade ciò che accadrebbe se noi fossimo impediti in molteplici modi ad attingere l’acqua direttamente dalle fonti e bevessimo soltanto da bottiglie nelle quali sono stati inseriti liquidi tossici ma sulle quali è stato scritto acqua dissetante: ci ammaliamo… oppure c’è anche chi non essendo stato ingannato dalla etichetta “acqua dissetante” non beve il contenuto tossico di queste bottiglie ma sostenendo dottrinariamente – cioè nel modo dei preti – che l’acqua dissetante fa assolutamente male… si ammala ugualmente e forse anche in misura ancor più grave per carenza di un elemento “essenziale”.

    Questo è quello che accade in un clima di quasi totale inavvertenza da circa cinquemila anni con la parola religione ed anche con molte altre parole – “politica”, “etica”, “poesia”, ecc.: d’altronde sarebbe davvero difficile spiegarci l’esercizio sistematico del dominio psichico e dello sfruttamento economico se non rilevassimo il fatto inoppugnabile della totale sovversione compiuta nel linguaggio e nell’uso del linguaggio. Ma da circa 2000 anni questa sovversione è stata tecnicamente perfezionata con un espediente davvero dia-bolico, cioè con la istituzione della interposizione autoritaria tra gli individui del cosiddetto dio-verbo, despota assoluto che fa da ostacolo guardingamente ad ogni tipo di rapporto diretto tra di noi ridotti ormai in stato di sudditanza e divenuti per “necessità” per reattiva difesa e per slancio di sopravvivenza – cioè per conformità a simile “dio-padre” – anche noi utilitaristi, solipsisti, uni-versalisti, ipercronologicizzati1, ed uni-dimensionali.

    CONCLUSIONI

    1) Il dominio – che è una modalità di relazionarsi – è più insidioso di quanto normalmente si è disposti ad ammettere: esso infatti opera come una tenaglia i cui bracci di strozzamento sono due logiche convergenti: da una parte il braccio esecutivo della logica conformistica – cioè il braccio delle pratiche, dall’altra parte il braccio manipolativo della logica contrappositiva uni-dimensional-dia-lettica – cioè il braccio delle “speculazioni” dottrinali.

    2) La liberazione non è tanto una questione di pratiche e di nomi (involucri di parole), ma è urgente la critica delle forme relazionali, la critica dell’uso del linguaggio, e la critica delle funzioni performative incorporate nelle vigenti istituzioni inoculanti i dogmi dell’utilitarismo e della gerarchia.

    Udine, 11 aprile 2013 – Aldo Pagano – aldo.pagano.ywmr@alice.it
    ———————
    Nota
    (1) ipercronologicizzati, cioè inseriti passivamente ed integralmente in una forma di temporalità uni-lineare, incapaci perciò di accorgerci che il tempo non corrisponde affatto ad un sistema di misurazione di una forma particolare di temporalità.

  5. Ciao Rosalba,

    penso alla ideale vicinanza tra noi, alla tua avversione per “il pensiero unico” nel quale “spesso narcotizziamo con una fede certa e indiscutibile le nostre intenzioni, le nostre emozioni, la nostra ragione solo per aderire ad un modello di vita proposto da altri” – come leggo qui sopra nella tua Risposta al Perché del tuo blog “Nero Assenso”, e penso alla mia resistenza ad essere monocratizzato “entro” la (dalla) dimensione esperienziale utilitaristico-anestetica, cioè alla mia avversione per il “pensiero” coatto o uni-dimensional-dia-lettico;

    ed eccomi allora a proporti qui di seguito un mio breve commento scritto in relazione alla presentazione del libro “Le quattro donne di dio” pubblicata da Fiorella Corbi sul link http://iridedilucecoeva.wordpress.com/lo-scaffale-iridato/la-donna-nella-storia/le-quattro-donne-di-dio/, perché per me non si tratta di sottolineare il mio modo di sentire differente, o di crogiolarmi entro i confini dorati di un “pensiero” solipsistico tutto assorbito dalla comunicazione recriminatoria, ma di produrre attraverso il libero dialogo, cioè non attraverso tesaurizzazioni e speculazioni, ogni volta che ciò mi appare possibile, cambiamento consapevole orientato alla diffusione di condizioni di vita produttive di duraturo benessere.

    —————————

    STRUTTURA DELLA LOGICA DI DOMINIO INCULCATA DA TUTTE LE PSEUDORELIGIONI, TRA LE QUALI AD ESEMPIO IL CRISTIANESIMO

    Ritengo che il fenomeno “storicistico” della plurimillenaria misoginia, apparentemente irrazionale, è stato invece l’esito logico della fattuale instaurazione di relazioni interindividuali fondate sul dominio psichico e sullo sfruttamento economico, ovvero, e con maggiore precisione, il fenomeno “storicistico” della plurimillenaria misoginia è stato l’esito delle istanze di riproduzione del dominio psichico e dello sfruttamento economico, istanze che certamente non potevano essere imposte con il semplice uso della forza bruta e che perciò si sono dovute dotare di una logica violenta adeguata allo scopo: cioè della logica uni-dimensional-dia-lettica, tutt’ora in auge, non aderente alla vita ed al ritmo pluralistico e sintetico della vita, ma costruita intorno ad unità artificiali inglobanti, ognuna delle quali strutturata e (dis)ordinata mediante bipolarismi interni conflittuali e gerarchici ed all’occorrenza dottrinariamente dialettizzati, cioè intorno ad organismi culturali geneticamente modificati (O.C.G.M.): spirito/materia, anima/corpo, ragione/sentimento, bisogno/desiderio, necessità/possibilità… e dunque dio/diavolo, uomo/donna. Allora: le narrazioni del dio creatore e di Eva che nasce dalla costola di Adamo molto chiaramente fondano e legittimano a livello cosmico e a livello antropologico il paradigma logico del dominio storicamente affermatosi circa cinquemila anni fa.

    La via della liberazione, ancora possibile, pertanto non può che essere la via della liberazione dalla plurimillenaria monocrazia della dimensione utilitaristico-anestetica, attraverso il recupero della autonomia delle altre dimensioni esperienziali, della dimensione estetica e della dimensione etica, e attraverso il ripristino tra le tre dimensioni esperienziali (estetica, etica, ed anestetica) di relazioni nuovamente sintetiche, non gerarchiche e non conflittuali.

    (Invito alla lettura del mio componimento “Tra l’utile e il futile” smascherante il cosiddetto dogma della trinità).

    Udine, 27 aprile 2013 – Aldo Pagano – aldo.pagano.ywmr@alice.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: