Rapporto fede e malattia: se non si ha fede in un Dio si è perduti?

Con me stessa, in me stessa trovo la forza.

Quanto segue è ciò che ho risposto a una persona che, nel 2001, sapendo della mia malattia ( superata ormai),  ha tentato di indurmi alla conversione e alla preghiera affinché potessi raggiungere la guarigione e la… salvezza! :-)

da UAAR ROMA

La mia esperienza, il mio punto di vista.

di Rosalba Sgroia

«Il mio vissuto interiore, relativo al coraggio di affrontare una qualsiasi difficoltà, segue dei percorsi che sono diversi da quelli che può percorrere un cattolico o un fedele a qualsiasi altra religione.

Io non ho mai seguito una religione (a parte la comunione dei miei lontani otto anni, fatta solo per spirito emulativo), un credo che mi portasse a rivolgere il pensiero a un’entità superiore, a un dio. Ho imparato ad apprezzare la vita in ogni sua meraviglia e in ogni sua difficoltà e, sai, ne ho passate e superate tante, aiutata dai miei studi psicologici, utilizzando la poesia, l’arte in genere — musica, pittura, danza — e soprattutto intessendo relazioni umane costruttive, improntate sulla franchezza, l’empatia e il semplice sentirsi accomunati da qualcosa. Non nego, però, di aver passato anche alcuni giorni in uno stato di completo abbandono e depressione; non voler vivere emozioni dolorose, angoscianti, equivarrebbe, per me, rimuovere ciò che invece va affrontato.

Non considerarmi superba o presuntuosa se ti dico che quando ho saputo del carcinoma (ho avuto il tempo di capire da sola che qualcosa non andava) ho accettato il fatto sia pur con dolore, ma in modo sereno. Molti in questi frangenti si chiedono: «perché proprio a me?» e io: «è toccato a me e devo reagire, lottare», addirittura consolare chi mi stava vicino. Ho iniziato a prepararmi a questa eventualità che ormai tocca moltissime persone. Dove voglio arrivare? Per me la vita, con tutte le sue assurdità e bellezze, è un fatto naturale come lo sono la morte, la malattia, la nascita. Mi reputo fortunata di vivere in quest’epoca in cui i progressi scientifici mi consentiranno di guarire e per questo ho fiducia nell’evoluzione positiva della malattia. Se così non fosse cercherei di vivere al meglio ciò che mi resterebbe da vivere, senza per questo negare la tragicità dell’evento. Avrei sicuramente gran dolore per le mie figlie, ma sinceramente non mi verrebbe e non mi viene in mente ora di pregare (penso, ora, al fenomeno padre Pio e la fede indotta per un “tornaconto personale!”).

Comunque, ritengo che ognuno dovrà risolvere l’angoscia della morte, altrui, ma soprattutto della propria in un modo tipicamente personale.

Spero che il mio punto di vista non ti turbi, ma penso che tu non sia una persona con i paraocchi.

In questo momento, ti sembrerà strano, il mio pensiero è principalmente rivolto ai popoli che stanno davvero vivendo una tragedia inaccettabile, a causa di altre genti che con la loro arroganza politica, religiosa ed economica stanno distruggendo vite immature per la morte. Questo mi ferisce di più, mi rende impotente e invece vorrei urlare l’indifferenza dei Grandi della Terra che non sanno e non vogliono reagire allo scempio che si sta consumando. Sono valse le preghiere di qualsiasi credo? In questi casi, tipicamente umani, ci vogliono soluzioni tipicamente umane, a mio avviso, con tutto il rispetto per chi da alla preghiera una valenza primaria.

I nostri sono diversi punti di vista anche se, ovviamente, ci sono dei punti di contatto, punti che si evidenziano nei valori di una moralità che è intessuta nella normale convivenza civile, morale che per me ha una connotazione che non contempla un dio, una realtà trascendente.

A questo punto mi auguro di non averti annoiato; in ogni caso ho apprezzato la tua lettera, perché mi ha permesso anche di poter avere uno scambio di opinioni. In questo periodo è necessario e fondamentale prepararsi al dialogo, all’ascolto, al rispetto delle diversità contro tutte le discriminazioni, le esclusioni, i pregiudizî; non riuscire a farlo porta inevitabilmente allo scontro, alle guerre di ogni tipo. Questi sono i valori che ho cercato di comunicare alle mie figlie, ai miei alunni, valori che che non hanno necessariamente bisogno di una religione.

Spero di aver reso l’idea, di essere stata chiara nell’esporre il mio punto di vista e sarei tentata di continuare, pur nella consapevolezza di non essere in grado di esaurire così semplicemente una problematica filosofico-esistenziale di questa portata».

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