Archivio per morte

MORTE E NATURA

Posted in ateismo, poesie di nero assenso with tags , , , , on 09/03/2015 by rosalbas

MORTE1

Morte e Natura.

Signora Morte, di madre Natura amica,
l’umane genti ti dicon la nemica
che tenta di sottrarle a questa vita amata,
senza voler saper che è cosa nota
che l’una all’altra è incatenata
divise solo da un mero fil di seta.

Morte in agguato, sempre imminente
pronta e silente, ci sembra lontana
ma il segno suo ognor s’imprime e brama
di tirare ad uno ad uno nella sua oscura trama
che non ha un senso né giustizia alcuna.

Anche il più indegno e spietato degli umani
non merita la morte prematura
per il voler d’altre crudeli genti
o solo per giustificar una divina punizione
che ogni infedele e ingrato si procura.

Che dire, allora, quando un bimbo spensierato
si trova di colpo ad abbracciar la morte
senza che un dio si muova e sia clemente.
Che senso ha dire che è morto un innocente…
Se fosse stato portatore di un peccato,
così come s’intende e si professa
sarebbe stato degno, forse, di sì dura sorte?

In questa Natura è la Morte
e nella sua nera veste non c’è sentenza
né l’iracondia di un presunto dio
che chiama a sé il predestinato
o lo risparmia per la sua clemenza.
Col corpo anche il suo soffio muore
e l’illusione di protezione e di eternità
invano ci accompagna e ci consola,
si scioglie come ghiaccio al sole
svelando la sua nuda verità.

Così, solo vivendo e amando intensamente
tutti i momenti di questo mio presente,
senza affidarmi alla divina Provvidenza,
posso sperar di dare un senso alla mia vita
Qui ed ora, sul questa Terra adorata e infame
lascio l’impronta della mia esistenza
che solo nel ricordo di una persona amica
può rimaner vitale ed infinita.

Rosalba Sgroia
da Nero assenso
F.Croce ed

IL MIO SENSO DELLA VITA

Posted in ateismo, il mio profilo, poesia, riflessioni, video e foto with tags , , , , , on 27/05/2013 by rosalbas

ROS2

DISCESE L’incubo in versi

Posted in musica, poesia, riflessioni, video e foto with tags , , , , , , , , , on 09/04/2013 by rosalbas

Sognare di indietreggiare con la macchina per una rovinosa discesa e non controllare più i freni. Avvertire l’impatto con un’altra macchina. Un incubo in versi che ha contribuito a cambiare la mia vita. ( 2002) Da leggere con la musica che ho postato alla fine del post.

Discese

Un viaggio all’interno di me stessa, continuo, incerto e irrefrenabile.
La scalinata era in fondo alla salita
e il mezzo che lì mi conduceva
non era in grado di superare
l’imprevedibile barriera.
Il moto verso il basso mi portava
e certa di poter avviare il freno
tenni la calma e indietro mi voltai
per meglio dominare la discesa.
Ma ogni affanno per arginar la forza
che il motore a stento contrastava
vano e arduo si faceva
sì che impossibile mi fu la risalita
verso la via che più agevole sembrava.
L’impatto con l’ignaro conducente
che lesto lesto la stessa strada percorreva
inevitabile e funesto s’annunciava
e il senso della morte fu tutt’uno
con quello d’afferrare in un sol colpo
ogni bellezza che il mondo mi donava.
Fu l’attimo che il sogno concedeva,
dilatato e intenso a dismisura
che mi portò a trasalire di paura
per non poter più neanche immaginare
quell’orizzonte che tra gli occhi
e il cuore amiamo custodire.
Un attimo d’eterno sfinimento
e d’irreversibile presagio
mentre le membra assopite
riuscivano e risvegliarsi a stento,
incapaci di dimenticare
il freddo sudore del morire.
Dire che soltanto un sogno è stato
giustizia non rende allo sgomento
che quella notte io ho provato.
Impressa è ancora quella scena
di terrore e panico reale
che il corpo mio è ancora in pena
e resta in me ancora un dubbio,
se nella vita mia di sempre
possa incontrar una barriera tale
che mi risucchi indietro
e m’impedisca poi di risalire.

Rosalba Sgroia

(l’incubo del 13-9-2002)

Quando i sogni, o gl’incubi, ci indicano la strada da seguire. Siamo noi a capirne il senso, solo noi e nessun altro. Sono suggerimenti nascosti che il nostro corpo ci invia. Sta solo a noi coglierli ed elaborarli.  Questo è un viaggio che intraprendo da anni e ancora non è concluso.

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Una discesa. Passo dello Stelvio ( foto r.s.)

LO SCHOCK PRIMARIO di Luigi de Marchi

Posted in cattolicesimo, Cristianesimo, laicità, libri, mie recensioni, religione e potere, uaar with tags , , , , , , , on 26/03/2013 by rosalbas

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Rosalba Sgroia e Luigi de Marchi alla libreria Odradek- Roma (2003)

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LO SCHOCK PRIMARIO

recensione di Rosalba Sgroia

Luigi De Marchi. Lo shock primario. Le radici del fanatismo da Neanderthal alle Torri gemelle. Roma, ERI – Edizioni RAI 2002, pagg. 254, € 13,00. ISBN 8839712089

Lo schema interpretativo proposto nel libro consente di rendersi conto non solo delle molteplici elaborazioni psicologiche e culturali dell’angoscia di morte, ma anche come queste abbiano causato una serie di danni gravissimi all’umanità.

Abbandonato l’assunto, prima sostenuto, che considerava l’essere umano – fondamentalmente sereno e pacifico – trasformato di volta in volta in vittima e carnefice dalla cosiddetta “società malata” (determinismo sociologico), l’autore ha ultimamente concepito uno schema interpretativo dell’intero processo dell’evoluzione culturale umana per spiegare, in termini “psicologico-esistenziali”, proprio la natura negativa di una società che da sempre ha provocato infelicità, distruzione, sfruttamento, violenze, etc. Come si sarebbe originata, specialmente in epoca pre-culturale, questa struttura malata e violenta, partendo da una base umana tendente all’armonia e alla bontà? Ripercorrendo le tappe teoriche di noti filosofi, sociologi e psicologi, specialmente riesaminando gli studi di Freud sull’istinto di morte e quelli di Reich sull’angoscia dell’orgasmo, Luigi De Marchi inizia a ipotizzare che la morte, o meglio, l’angoscia di morte, abilmente rimossa in tutte quelle teorie interpretative (proprio secondo il noto meccanismo difensivo freudiano), abbia provocato nell’uomo primordiale «…una reazione di terrore e di panico […] definita shock esistenziale che sta alla base della nascita e di molti sviluppi della cultura umana, se per cultura s’intende […] la produzione di idee, fantasie, miti, credenze…». De Marchi è consapevole che è impossibile dimostrare, senza ombra di dubbio, quando la scimmia umana iniziò a darsi questo tipo di cultura (non quella cosiddetta “materiale”, privilegiata dagli studi marxisti); tuttavia nota che «…il più antico documento di cultura umana […] finora conosciuto […] sono le sepolture neandertaliane del paleolitico medio».

La particolare posizione rannicchiata, i resti di cibo fossilizzati, insomma tutta una ritualizzazione della sepoltura deducibile da questi elementi, lascerebbe supporre (l’autore afferma con certezza) l’esistenza di una capacità ideativa, un’elaborazione mitico-fantastica, secondo la quale s’iniziava a credere a una vita oltre la morte, proprio negando la morte stessa; una sorta, quindi di difesa psichica contro lo shock primario, cioè l’inevitabilità della propria morte. Anche i riti d’iniziazione, caratterizzati dal passaggio da una morte simbolica a una rinascita, sembrano essere «…un’altra testimonianza dal carattere primario e prioritario della negazione della morte rispetto a ogni altra motivazione culturale». Anche in altre civiltà antichissime si nota l’ossessione e il terrore di morire, per esempio in quella egizia. Dunque, l’autore sostiene che ogni tipo di cultura ha posto le basi sullo shock esistenziale e sul bisogno emozionale immediato e non consapevole di difendersi dall’angoscia di morte, sopraggiunta contemporaneamente alla nascita della coscienza.

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SBATTEZZO

Posted in ateismo, diritti civili, laicità, uaar with tags , , , , , , on 14/01/2013 by rosalbas

UN QUESITO MI ASSALE.
Mi sono sbattezzata nel 2002 ed ecco il ” cartoncino” datato nienetepopodimenoche  20002! Sì avete letto bene!
MA CAVOLO, vi rendete conto che caspita di documento mi hanno rilasciato? SARA’ VALIDO?
In ogni caso alla mia morte NIENTE FUNERALE IN CHIESA. OK? Se non avranno istituito le sale laiche per tutti noi atei, allora festeggiate pure in discoteca e al ristorante! YEAAAAAA. Siete tutti testimoni!

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Per non veder la morte

Posted in poesia, riflessioni with tags , , , on 21/11/2012 by rosalbas

UNA MIA POESIA LETTA IN DIRETTA A RADIO ROCK, DA MARGUS 🙂

“Non ho paura di morire. La morte è l’altra faccia della vita.
Vivo per questo ogni attimo e gioisco di quello che posso avere ora.
Mi ascolto e così ascolto chi mi è vicino, chi mi è lontano.
Perché questi pensieri? Perché è la paura della morte che mette sotto scacco chi ha veramente paura di vivere questa vita, qui, su questa Terra.”

PER NON VEDER LA MORTE

Corri uomo, corri
e scappa dalla vita.
Scaccia i pensieri
e càlati nell’atto,
irrequieto e distratto
del moto a perdere…
Scansa il tuo corpo
dai saggi specchi
e appanna le emozioni
con i tuoi mille averi.

Non ami attendere
per conoscere.
Non ami soffermarti
sugli attimi vuoti.
Non ami sdraiarti
e avvertire i colpi del cuore.
Non ami danzare
sottobraccio alla morte.
-ooo-

Rosalba Sgroia
Dal Lunario di poesia 2005
Edizioni del Giano

IL RICORDO CHE PLASMA LE COSCIENZE- I miei genitori e la morte

Posted in poesia, poesie di nero assenso, riflessioni, video e foto with tags , , , , , on 02/11/2012 by rosalbas
Non vado  mai al cimitero. Non mi piace, per me è inutile. Non c’è nessuno nelle tombe. I nostri morti sono i ricordi che abbiamo per loro e sono in noi, in nessun altro luogo.
Il ricordo dei miei cari è sempre con me. Quando parlo dei miei genitori lo faccio sempre con gioia, infondendo negli altri la serenità che mi hanno lasciato e il più bel fiore per loro è il mio sorriso rinnovato giorno per giorno.
Sempre fresco.
 

Una risata di mia madre

Io sono la bimbetta vestita di rosa, tra mamma, cugina e papà ( 1974)

 
Ecco due mie poesie scritte pensando a mio padre, morto quando avevo 21 anni e una poesia scritta per mia madre quando era ancora in vita  CLICCA QUI
 

LA LUCE DELL’INGANNO

( Ispirata da un sogno ricorrente) 

Affranto il suo incedere m’appariva

e l’esile profilo, dai tormenti consumato,

da un ricurvo bastone traeva  conforto.

Era impreciso il luogo da cui proveniva,

quello che l’aveva a sé ingoiato

e che per errore al mondo l’aveva tolto.

-Respiravo ancora in quella scatola di legno,

uno sbaglio fu, non mi ero ancora spento!-

E a me tornava, ricucendo, con la presenza inaspettata,

anni di spazi vuoti e di sgomento.

Mente riparatrice m’ingannavi senza ritegno,

ma nell’arco degli onirici percorsi,

mi rendevi, lusinghiera, la chimera

di quei giorni lieti ormai trascorsi…

Padre mio, ti ho perso tante volte

ed altrettante a me ti ho trattenuto…

Ancora il passo tuo rivedo, il tuo sorriso triste

che nel mio cuore non è mai stato muto.

Rosalba Sgroia

Il mio papà – 1974
(nato a Sapri 1923-morto a Latina 1986)

DELLA MORTE

Seduti, attenti come non mai,

cerei volti, occhi sgranati.

Lembi di grembiuli e di camicie

roteavano convulsi,

senza sosta.

-Ma no, è triste!-

-Ed io che ero riuscito a dimenticare!-

Qualcuno si tiene la testa,

la protegge,

quasi a voler schivare un colpo.

Dimenticare, rimuovere,

nascondere.

E inizia il viaggio

nel buio di noi stessi.

Il viaggio.

Stonava, quasi, il mio sorriso.

Ricordare mio padre,

freddo, nel movimento apparente.

Il mio sorriso.

Ricordare l’uomo ancora presente,

determinante.

Il ricordo che plasma coscienze,

identità.

E poi il pianto.

Nascosto, sommesso.

-Scusa se ho pianto!-

Lo sentivi, l’hai fatto.

Non scusarti, non è un delitto.

“ Su, su, bambini, non fuggite

restate.”

Silenzio.

Rosalba Sgroia

Da Nero assenso

Fabio Croce Editore